Verricelli e Argani: Caratteristiche, Scelta e Uso

Trainare un tronco di 600 chili lungo un versante boschivo ripido, recuperare un trattore impantanato a cento metri dalla strada, caricare un’imbarcazione da soli sul rimorchio: sono compiti che richiedono una forza enormemente superiore a quella di qualsiasi essere umano, ma dove spesso non c’è spazio per macchinari pesanti e ingombranti. I verricelli sono progettati esattamente per queste situazioni, trasformando la potenza di un motore – a scoppio o elettrico – in trazione concentrata, controllabile e precisa. Capire come funzionano, quali tipologie esistono e come scegliere il modello adatto alle proprie esigenze è fondamentale per lavorare in modo efficace e sicuro.

Negli ultimi anni la gamma disponibile si è ampliata notevolmente, con l’arrivo di modelli elettrici a batteria che affiancano i tradizionali verricelli a motore a scoppio. Questa varietà rende la scelta più ricca ma anche più articolata: uno strumento pensato per il forestale professionista è molto diverso da quello destinato all’hobbista che vuole recuperare il fuoristrada in caso di emergenza. Questo approfondimento guida il lettore attraverso tutte le variabili da considerare, dal tipo di motore alla manutenzione, dagli errori da evitare alle norme di sicurezza da rispettare sempre.

Cosa fa un verricello e in quali ambiti si usa

Un verricello è uno strumento di trazione, non di sollevamento verticale. Il suo compito primario è trascinare un oggetto lungo una superficie, tipicamente su angoli compresi tra 0 e 45 gradi rispetto all’orizzontale. Al di sopra di questo range cambiano le forze in gioco, le sollecitazioni sui componenti e i rischi per l’operatore: per sollevamenti prevalentemente verticali esistono altri strumenti, come gli argani, progettati appositamente per quelle condizioni.

Il settore in cui i verricelli trovano l’impiego più consolidato è la silvicoltura. In questo contesto sono indispensabili per estrarre i tronchi abbattuti da zone inaccessibili ai mezzi meccanici su ruote: pendii ripidi, terreni fradici o aree in cui il transito di macchinari pesanti causerebbe danni ambientali. Un verricello ancorato a un albero o a una struttura fissa può tirare un tronco pesante attraverso il bosco fino al punto di carico, sostituendo di fatto il lavoro di una squadra intera. In agricoltura l’utilizzo è altrettanto vario: spostamento di attrezzature, recupero di mezzi bloccati, gestione di carichi ingombranti in aree non raggiungibili dai muletti.

Un terzo ambito di applicazione, in crescita costante, è quello del tempo libero e del fuoristrada. Chi pratica attività con veicoli 4×4, quad o motoslitte in ambienti impervi sa bene che il rischio di rimanere bloccati è reale. Un verricello compatto, montato sul veicolo o trasportabile nel bagagliaio, permette di risolvere autonomamente situazioni altrimenti critiche. Lo stesso vale per la caccia in aree boschive dense, per la gestione delle imbarcazioni durante il rimessaggio e per tutte le attività che richiedono movimentazione di carichi pesanti in assenza di infrastrutture fisse.

Verricello e argano: le differenze che contano davvero

Questi due termini vengono spesso usati come sinonimi, anche da persone con esperienza in cantiere. In realtà descrivono strumenti con vocazioni distinte, e confonderli può portare sia a prestazioni deludenti che a situazioni di rischio. La differenza fondamentale è nella direzione del carico: l’argano è progettato per il sollevamento verticale, il verricello per la trazione orizzontale o su pendenza moderata.

Un argano, tipicamente installato in modo fisso su una struttura, su un ponteggio o su una gru, avvolge il cavo su un tamburo motorizzato alzando e abbassando il carico con precisione controllata. Il suo punto di forza è la capacità di mantenere il carico sospeso in modo stabile, grazie a sistemi di freno integrati che impediscono la caduta in caso di interruzione dell’alimentazione. La struttura interna di un argano è ottimizzata per resistere alle forze verticali: il telaio, i cuscinetti e il meccanismo di freno sono dimensionati con questo obiettivo specifico.

Il verricello, al contrario, ha una struttura pensata per le forze di trazione orizzontale e per resistere agli urti e alle irregolarità tipici del lavoro su terreno naturale. Non è dotato dei sistemi di sospensione del carico tipici degli argani: una volta interrotto il tiro, il carico rimane a terra o appoggiato alla superficie. Usare un verricello per sollevamenti verticali ripetuti porta a usura rapida dei componenti e a condizioni di lavoro non sicure; usare un argano per il traino su terreni accidentati produce risultati analoghi. La scelta dello strumento corretto è un prerequisito di sicurezza, non una questione di preferenza.

Le tre tipologie principali di verricelli

Il mercato propone tre categorie di verricelli, ciascuna con caratteristiche costruttive e ambiti d’uso ben definiti. Conoscerle è il presupposto per una scelta davvero consapevole, senza affidarsi soltanto alla forza di tiro nominale o al prezzo.

Verricelli a scoppio a tiro diretto

Nei verricelli a scoppio a tiro diretto la fune non si avvolge su un tamburo interno, ma viene guidata attorno a un rocchetto di trasmissione esterno che sfrutta direttamente il moto del motore per generare la forza di tiro. Questo sistema offre un vantaggio pratico decisivo: la lunghezza della fune utilizzabile non è limitata dalla capienza di un tamburo. Si può lavorare con corde di qualsiasi lunghezza, il che è fondamentale quando si devono coprire distanze considerevoli tra il punto di ancoraggio e il carico da spostare, come spesso accade in operazioni forestali su vasti appezzamenti o su pendii molto estesi.

La gestione della fune in questi modelli richiede una certa attenzione: l’operatore deve guidarla correttamente durante le operazioni di recupero per evitare grovigli e usura localizzata. I modelli più recenti sono dotati di guidafune automatico, un dispositivo che distribuisce uniformemente la fune durante il ritiro riducendo l’intervento manuale. I verricelli a scoppio a tiro diretto sono la scelta preferita dai professionisti del settore forestale che operano su terreni impervi lontano da qualsiasi fonte di energia elettrica, e rappresentano il riferimento per operazioni intensive e di lunga durata.

Verricelli a scoppio a tamburo

I verricelli a scoppio a tamburo avvolgono la fune direttamente all’interno della struttura, su un tamburo integrato che ruota in sincronia con il motore. Il vantaggio principale rispetto al tiro diretto è la protezione della fune: avvolta all’interno del corpo macchina, è meno esposta al contatto con terra, pietre e detriti, il che riduce sia l’usura che il rischio di grovigli. Il controllo della tensione risulta più preciso e costante lungo tutto lo svolgimento, un fattore importante quando si trattano carichi pesanti che devono essere mossi in modo graduale e controllato.

Il limite rispetto al tiro diretto è la lunghezza della fune disponibile: il tamburo ha una capienza definita, e le operazioni su distanze molto lunghe richiedono spostamenti ripetuti del punto di ancoraggio. In compenso, i verricelli a scoppio a tamburo sono superiori per il traino di carichi molto pesanti su distanze brevi e medie, dove la precisione e la protezione della fune contano più della portata lineare. Sono particolarmente apprezzati da chi lavora spesso in solitaria, perché il meccanismo di avvolgimento automatico riduce le operazioni manuali tra un tiro e l’altro.

Verricelli elettrici a batteria con tamburo

I verricelli elettrici a batteria adottano anch’essi il sistema a tamburo per l’avvolgimento della fune, ma sostituiscono il motore a combustione con un motore elettrico alimentato da un pacco batteria ricaricabile. Il risultato è uno strumento silenzioso, privo di emissioni dirette, ideale per ambienti chiusi o per contesti in cui il rumore e i gas di scarico rappresentano un problema. La possibilità di integrare un telecomando wireless è un ulteriore vantaggio: l’operatore può posizionarsi nel punto più sicuro rispetto alla fune in tensione e controllare le operazioni a distanza.

La principale limitazione è l’autonomia: il numero di cicli di tiro effettuabili con una singola carica dipende dalla capacità del pacco batteria e dall’intensità del lavoro. Per sessioni prolungate è consigliabile avere sempre almeno una batteria di riserva pronta all’uso. I verricelli elettrici a batteria con tamburo si collocano idealmente in contesti hobbistici e semi-professionali: recupero di veicoli leggeri, operazioni in area urbana, gestione di imbarcazioni, attività fuoristrada occasionale. Non sono lo strumento giusto per chi necessita di forze di tiro molto elevate in modo continuativo, ma per un uso moderato e discontinuo offrono una praticità difficile da eguagliare.

Come è costruito un verricello: i componenti che fanno la differenza

Comprendere l’anatomia di un verricello aiuta sia nella scelta che nella manutenzione. I componenti principali sono comuni a tutte le tipologie, con varianti legate alla motorizzazione e al meccanismo di tiro adottato dal costruttore.

Il motore è il cuore di tutto. Nei modelli a scoppio può essere a due tempi, alimentato da una miscela di benzina e olio lubrificante, oppure a quattro tempi con coppa dell’olio separata. I motori a due tempi sono generalmente più leggeri e sviluppano una buona potenza per cilindrata, ma richiedono la preparazione della miscela e tendono a consumi d’olio più elevati. I motori a quattro tempi, ormai prevalenti nei modelli di fascia medio-alta, offrono maggiore efficienza, emissioni ridotte e minore necessità di manutenzione quotidiana. Nei modelli elettrici il motore brushless è lo standard attuale: nessuna spazzola da sostituire, rendimento elevato e lunga vita utile.

Il riduttore è il componente che trasforma la velocità elevata del motore in coppia sufficiente a muovere carichi pesanti a velocità controllata. È anche il componente più sollecitato meccanicamente: nei verricelli professionali è realizzato in acciaio temprato, con ingranaggi di precisione che lavorano in bagno d’olio per garantire lubrificazione costante e dissipazione del calore. La qualità del riduttore è uno degli indicatori più affidabili della categoria di un verricello: i modelli con riduttori in plastica o leghe non trattate sono adeguati per usi leggeri, ma non reggono lo stress di un lavoro professionale intensivo.

La fune è l’elemento che trasferisce fisicamente la forza al carico. Le funi in acciaio armonico sono state lo standard per decenni: resistenti, durevoli, con una portata elevata. Il loro limite è il comportamento in caso di rottura: una fune d’acciaio sotto tensione accumula una grande quantità di energia elastica e, se si spezza, genera un ritorno rapido e violento che può causare lesioni gravi. Le funi in fibra sintetica ad alta resistenza, come il Dyneema o le fibre UHMWPE, stanno gradualmente sostituendo l’acciaio in molte applicazioni: sono più leggere, più flessibili, facili da maneggiare e molto meno pericolose in caso di rottura, perché si abbassano rapidamente al suolo senza il ritorno a frusta tipico dell’acciaio.

Il sistema di controllo varia significativamente tra le tipologie. I verricelli a scoppio tradizionali usano una manopola del gas per regolare la velocità del motore, con leve o pedali per l’innesto e il disinnesto della trasmissione. I modelli elettrici offrono controllo proporzionale tramite pulsantiera: la velocità di tiro varia in funzione della pressione sul tasto, permettendo un dosaggio preciso della forza anche in condizioni delicate. Il telecomando wireless, disponibile su alcuni modelli elettrici e su pochi modelli a scoppio di fascia alta, aggiunge un ulteriore livello di sicurezza operativa.

Criteri di scelta: cosa valutare prima di comprare

La forza di tiro e come interpretarla

La forza di tiro nominale è il dato tecnico più pubblicizzato, ma anche quello più facilmente frainteso. Il valore indicato dal produttore corrisponde alla capacità massima teorica misurata con la prima spira di fune sul tamburo, in condizioni ideali. Man mano che le spire si accumulano, il raggio effettivo di avvolgimento aumenta e la forza disponibile diminuisce: con il tamburo quasi pieno, la forza di tiro effettiva può essere inferiore del 30-40% rispetto al valore nominale dichiarato.

La regola pratica consolidata è scegliere un verricello con una forza nominale pari ad almeno una volta e mezza il peso del carico previsto. Se si lavora su pendii ripidi, su terreni con forte attrito (fango, radici, massi) o si devono compiere tiri particolarmente bruschi, il rapporto va portato al doppio. Sovradimensionare leggermente è sempre meglio che lavorare costantemente al limite: la durata dello strumento aumenta e la sicurezza operativa migliora in modo significativo.

Motorizzazione: scoppio o elettrico?

La scelta tra motore a scoppio e motore elettrico dipende principalmente da tre fattori: la disponibilità di energia sul luogo di lavoro, la durata e l’intensità delle sessioni operative, e le condizioni ambientali. Il motore a scoppio garantisce autonomia illimitata e forze di tiro elevate: basta avere carburante. È praticamente obbligatorio per il lavoro forestale professionale in aree remote, dove le batterie non possono essere ricaricate e le sessioni di lavoro durano ore di seguito. Il motore elettrico è silenzioso, non produce fumi, ha costi di esercizio inferiori e una gestione molto più semplice. È la scelta ideale per usi discontinui in ambienti dove il rumore è un problema, o per chi non ha esperienza nella gestione di motori a combustione interna.

Lunghezza e tipo di fune

Verificare la lunghezza della fune inclusa nella dotazione standard è importante quanto controllare la forza di tiro. Per operazioni in bosco su terreni estesi, una fune da 20 metri può non essere sufficiente per raggiungere un albero o un punto di ancoraggio adeguato. In questi casi si ricorre a carrucole di rinvio, che moltiplicano la forza di tiro ma dimezzano la velocità, oppure si prepara una fune supplementare da agganciare in estensione. Prima dell’acquisto è utile verificare se il modello scelto permette di montare funi di diametro o lunghezza diversa rispetto alla dotazione standard, e se i blocchi di ancoraggio disponibili sul mercato sono compatibili con il sistema adottato.

Peso e trasportabilità

Un verricello che deve essere trasportato a piedi su terreni impervi pesa tra i 6 e i 15 chili nei modelli compatti, fino a oltre 30 chili per quelli da installazione fissa su veicoli o strutture. Per il lavoro in solitaria su distanze significative, il peso è un criterio prioritario: ogni chilo in più si sente dopo un’ora di cammino. I modelli più leggeri usano telai in lega di alluminio al posto dell’acciaio e motori più compatti, ma a parità di forza nominale tendono ad avere un fattore di servizio inferiore e non sono adatti per cicli di lavoro intensivi e prolungati.

Lavorare in sicurezza: regole fondamentali

Un verricello sviluppa forze nell’ordine di migliaia di chili: un suo malfunzionamento o un errore dell’operatore possono avere conseguenze molto serie. Le norme di sicurezza non sono indicazioni generiche, ma regole derivate dall’esperienza diretta di chi usa questi strumenti quotidianamente in condizioni gravose.

  • Ispezionare sempre la fune prima di ogni utilizzo: fili rotti, pieghe permanenti, abrasioni diffuse o ossidazione estesa indicano la necessità di sostituzione immediata.
  • Non superare mai la forza di tiro nominale dello strumento, anche se la situazione sembra richiederlo.
  • Tenere sempre le persone fuori dalla linea della fune e lontane dall’area di tiro: in caso di rottura, il ritorno è rapido e violento.
  • Usare sempre guanti da lavoro resistenti quando si maneggiano funi in acciaio: i fili sfilacciati causano tagli profondi anche con contatti brevissimi.
  • Verificare la solidità del punto di ancoraggio prima di iniziare: deve resistere a una forza pari ad almeno il doppio della trazione massima del verricello.
  • Non lasciare mai il motore in moto senza sorveglianza attiva durante le pause.
  • Posizionare un peso (un telo pesante, un sacco di sabbia) sulla fune in tensione nel punto medio: riduce drasticamente la proiezione del cavo in caso di rottura improvvisa.

La posizione dell’operatore durante il tiro è un fattore di rischio spesso sottovalutato. Non ci si deve mai posizionare sulla linea della fune, né davanti al carico né dietro al verricello. La posizione corretta è laterale rispetto alla linea di tiro, con visibilità diretta sia sul carico che sullo strumento. Da questa posizione si possono vedere eventuali anomalie nel comportamento della fune e intervenire tempestivamente senza trovarsi nel percorso di un possibile ritorno del cavo.

Manutenzione: come prolungare la vita dello strumento

Cura del motore

Per i verricelli a scoppio a due tempi, la qualità e la freschezza della miscela è il fattore più critico. Usare carburante stantio o miscele mal proporzionate causa avvii difficoltosi, depositi nel carburatore e usura prematura del cilindro. La miscela non dovrebbe essere conservata oltre 30 giorni; se il verricello è inutilizzato per un periodo più lungo, è buona pratica svuotare il serbatoio e avviare il motore fino a esaurimento del carburante residuo nel carburatore, evitando la formazione di depositi resinosi. Prima di ogni stagione è sempre consigliabile sostituire la candela, pulire o sostituire il filtro aria e verificare lo stato della marmitta.

I motori a quattro tempi richiedono il cambio dell’olio secondo le indicazioni del costruttore, tipicamente ogni 25-50 ore di lavoro o a fine stagione. L’olio esausto rimuove i residui di combustione che altrimenti accelerano l’usura degli organi interni. Per i modelli elettrici, la manutenzione del motore è minima, ma le batterie richiedono attenzioni specifiche: vanno conservate a temperatura ambiente, caricate completamente prima di ogni utilizzo e non lasciate scaricarsi completamente in modo ripetuto, poiché ogni ciclo di scarica profonda riduce progressivamente la capacità residua del pacco celle.

Cura del meccanismo e della fune

Il riduttore va controllato periodicamente per verificare il livello dell’olio lubrificante e la presenza di eventuali perdite. I cuscinetti vanno ingrassati secondo il programma di manutenzione indicato dal costruttore: un cuscinetto secco si scalda rapidamente e si degrada in modo accelerato, compromettendo la precisione del meccanismo e portando alla sostituzione anticipata di parti costose. In fase di rimessaggio stagionale, è buona pratica ispezionare visivamente lo stato delle superfici degli ingranaggi dove il costruttore lo prevede.

La fune in acciaio va pulita dopo ogni utilizzo in condizioni di fango, sabbia o polvere abrasiva: le particelle trattenute tra i trefoli agiscono come carta vetrata a ogni ciclo di avvolgimento. Una leggerissima ungatura con olio minerale dopo la pulizia protegge dall’ossidazione e prolunga la vita utile. La fune sintetica è immune alla ruggine, ma va ispezionata per tagli, abrasioni localizzate e deformazioni che ne riducano la resistenza trasversale. Entrambi i tipi vanno avvolti sul tamburo in spire regolari e senza incroci: la fune avvolta male si usurerà in modo irregolare e ridurrà la forza di tiro effettivamente disponibile.

Gli errori più frequenti da non ripetere

Chi si avvicina per la prima volta ai verricelli commette quasi sempre gli stessi errori. Conoscerli in anticipo permette di evitarli senza dover imparare la lezione in modo costoso o, peggio, pericoloso.

Il primo e più comune è sottodimensionare lo strumento per contenere la spesa iniziale. Un verricello usato costantemente vicino al suo limite di tiro accumula calore nei riduttori, stress sui cuscinetti e fatica nel cavo: la vita utile si riduce drasticamente e i guasti si moltiplicano. Al contrario, chi acquista un modello adeguato e lavora al 60-70% della sua capacità nominale avrà uno strumento affidabile e poco esigente in manutenzione per molti anni.

Un secondo errore frequente riguarda la mancanza totale di manutenzione. I verricelli tendono a essere usati in modo intensivo per qualche giorno e poi dimenticati in rimessaggio per mesi. Al successivo utilizzo ci si trova con un motore che non si avvia, una fune arrugginita e un riduttore secco. Bastano quindici minuti dopo ogni sessione di lavoro – pulizia della fune, controllo visivo, rabbocco del carburante – per mantenere lo strumento in condizioni efficienti nel tempo.

Il terzo errore classico è scegliere un punto di ancoraggio inadeguato. Un albero che sembra solido potrebbe avere le radici compromesse, un palo potrebbe essere marcio alla base, una struttura metallica potrebbe cedere per deformazione sotto carico. Il punto di ancoraggio deve reggere almeno il doppio della forza di tiro nominale del verricello: se non si è certi della sua tenuta, è meglio distribuire il carico su più punti con anelli e fasce ad imbracatura, o cercare un ancoraggio alternativo più affidabile.

Infine, molti operatori non prestano sufficiente attenzione all’angolo di lavoro. Angoli di tiro molto acuti rispetto all’orizzontale, inferiori a 10-15 gradi, riducono l’efficienza e possono generare forze laterali inattese sul carico. Angoli superiori a 45 gradi, invece, portano lo strumento in condizioni operative per le quali non è stato progettato, stressando il meccanismo in modo non uniforme. Il range ottimale, tra 15 e 45 gradi, garantisce il massimo rendimento e le sollecitazioni più uniformi su tutti i componenti interni.

Approfondimenti e sottocategorie

Il verricello giusto non è quello con la scheda tecnica più impressionante, ma quello che si adatta meglio al contesto reale in cui verrà usato. Prima dell’acquisto vale la pena rispondere con onestà ad alcune domande essenziali: in che ambiente si lavora, quanto spesso, con carichi di quale peso e su quali distanze. Con queste informazioni in mano, la scelta diventa molto più chiara e il rischio di acquistare uno strumento inadatto si riduce drasticamente. Qualunque sia il modello scelto, rispettare i limiti di progetto, mantenere lo strumento con regolarità e osservare le norme di sicurezza è ciò che trasforma un verricello in un alleato affidabile per molti anni di lavoro.

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