Fra l’aratura e la semina esiste una fase critica spesso sottovalutata: la preparazione del letto di semina. Un campo appena arato presenta zolle di dimensioni variabili, irregolarità superficiali e cavità che rendono difficile una germinazione uniforme e complicano le successive operazioni meccaniche. Il tiller a molle di serie pesante è lo strumento concepito per risolvere questi problemi, operando in modo efficace su grandi superfici e su terreni che metterebbero a dura prova le versioni meno robuste dello stesso attrezzo. La sua presenza nel ciclo di lavorazione può fare la differenza tra un campo preparato approssimativamente e un letto di semina che favorisce l’emergenza uniforme della coltura.
Per capire a fondo questo attrezzo – il suo funzionamento, le sue caratteristiche costruttive e i criteri per una scelta consapevole – è utile inquadrarlo nel contesto più ampio degli strumenti per la preparazione del suolo. Esplorare la categoria completa degli estirpatori a molle aiuta a capire come la serie pesante si differenzia dalle versioni più compatte e quali vantaggi porta in specifici contesti operativi. In questo approfondimento ci concentriamo proprio sulla versione più robusta, analizzandone costruzione, impiego, scelta e cura.
Che cos’è un tiller a molle e come funziona
Il tiller a molle, chiamato anche estirpatore a molle, è un attrezzo portato su trattore – agganciato al sollevatore idraulico a tre punti – che lavora il suolo attraverso l’azione di denti flessibili in acciaio armonico, realizzati con filo avvolto a spirale o sagomato a C. A differenza degli erpici a denti rigidi, i denti del tiller sono progettati per flettersi elasticamente sotto l’impatto con zolle dure, sassi o residui colturali. Questa flessibilità riduce il rischio di rotture meccaniche, consente all’attrezzo di adattarsi alle irregolarità del suolo e produce un’azione vibrante che contribuisce allo sbriciolamento delle zolle.
Il principio operativo è semplice ma efficace: i denti penetrano nel terreno a una profondità regolabile, in genere compresa fra i 5 e i 15 centimetri, e attraverso il movimento di avanzamento del trattore sminuzzano le zolle, livellano le irregolarità superficiali e chiudono le cavità lasciate dall’aratura. Il risultato è un profilo del campo più omogeneo, con una struttura del suolo in grado di accogliere i semi e di favorire una germinazione uniforme. A differenza di altri attrezzi erpicanti, il tiller a molle opera principalmente sullo strato superficiale senza sconvolgere il profilo del suolo in profondità, preservando la disposizione degli orizzonti già assestati dalla lavorazione principale.
Differenze tra serie leggera, media e pesante
La classificazione in serie – leggera, media, pesante – riflette una progressione nella robustezza costruttiva, nel peso, nella larghezza di lavoro e nella potenza di trazione necessaria. Una serie leggera è pensata per terreni già ben lavorati, superfici limitate e trattori di media potenza. La serie media offre un equilibrio tra maneggevolezza e capacità operativa. La serie pesante è invece concepita per chi opera in modo professionale su grandi superfici, spesso su terreni argillosi o comunque più resistenti alla lavorazione, con trattori di adeguata potenza.
Le differenze non sono solo quantitative ma anche qualitative. Un telaio di serie pesante non è semplicemente un telaio di serie media con profili più grandi: è riprogettato per gestire carichi diversi, con rinforzi strutturali nelle zone critiche, connessioni più robuste e geometria ottimizzata per ridurre le deformazioni sotto carico. Concretamente, le caratteristiche che distinguono la serie pesante sono:
- Telaio: profili in acciaio di spessore maggiore, con rinforzi strutturali nelle zone di massima sollecitazione
- Denti: filo di acciaio di diametro superiore, con maggiore tensione di lavoro e resistenza alla deformazione permanente
- Larghezza di lavoro: tipicamente superiore ai 3 metri, con modelli che arrivano a 6 o più metri nelle versioni pieghevoli
- Peso complessivo: sensibilmente maggiore, il che contribuisce alla penetrazione nel suolo senza richiedere spinte idrauliche eccessive
- Numero di file di denti: generalmente tre o più file, per una maggiore aggressività e un affinamento più accurato
Dove si colloca nel ciclo di lavorazione del suolo
Per comprendere il ruolo del tiller a molle pesante, occorre inquadrarlo nella sequenza di lavorazioni che precedono la semina. Il ciclo tipico prevede una lavorazione principale – aratura o discissura – seguita da interventi progressivi di affinamento del terreno. Il tiller a molle si inserisce in questo secondo momento, dopo la lavorazione profonda e prima della semina. Il suo compito è rendere omogeneo il profilo superficiale del campo, eliminando la zollosità e le cavità create dall’aratura senza rimescolare gli strati di suolo già assestati in profondità.
In molti contesti produttivi, il tiller a molle pesante viene abbinato a un rullo posteriore o a una trave livellatrice, ottenendo in un’unica passata un letto di semina pronto alla semina. Questo sistema combinato è particolarmente apprezzato nella cerealicoltura intensiva e nella produzione di colture industriali su grandi superfici, dove la riduzione del numero di passate si traduce direttamente in risparmio di carburante, di ore lavoro e in minor compattazione del suolo.
Il rapporto con aratura ed erpicatura
Il momento ideale per il passaggio del tiller a molle è quando il terreno ha raggiunto le condizioni di umidità ottimali dopo l’aratura: non troppo secco, che renderebbe le zolle dure come mattoni vanificando l’azione dei denti, e non troppo umido, che causerebbe intasamenti tra i denti e la formazione di grumi compatti invece di uno sbriciolamento uniforme. In primavera, dopo le lavorazioni autunno-invernali, e in estate prima delle semine tardive sono i periodi di utilizzo più frequente.
La distinzione con l’erpice tradizionale – a dischi o a denti rigidi – è importante: l’erpice opera in modo più aggressivo e a profondità maggiori, rimescolando il profilo del suolo. Il tiller a molle invece lavora prevalentemente in superficie con un’azione selettiva che sminuzza e livella senza stravolgere. In alcune aziende agricole il tiller a molle pesante ha progressivamente sostituito l’erpice a denti per la preparazione del letto di semina, grazie alla maggiore adattabilità a condizioni di suolo variabili e al minor rischio di riportare in superficie strati non mineralizzati.
Caratteristiche tecniche chiave della serie pesante
Valutare un tiller a molle di serie pesante significa esaminare una serie di parametri tecnici che influenzano direttamente le prestazioni in campo e la durata nel tempo. Le differenze costruttive tra modelli – anche a prima vista simili – possono tradursi in risultati molto diversi e in anni di vita utile aggiuntivi. Vale la pena analizzarle con attenzione prima di procedere a qualsiasi acquisto.
Il telaio e la struttura portante
Il telaio è l’elemento che più chiaramente distingue una serie pesante da una media. Nei modelli professionali viene realizzato con profilati in acciaio a sezione quadra o rettangolare di generose dimensioni – spesso 80×80 mm o superiori – con rinforzi nelle giunzioni critiche e nei punti di attacco dei denti. Questa robustezza costruttiva consente all’attrezzo di assorbire senza deformarsi le sollecitazioni ripetute generate quando i denti incontrano ostacoli nel suolo: zolle particolarmente dure, sassi, radici o residui colturali compattati.
Un telaio ben progettato distribuisce i carichi in modo uniforme sull’intero sviluppo trasversale dell’attrezzo, evitando le deformazioni progressive che si osservano nei modelli di qualità inferiore dopo anni di utilizzo intenso. I traversini di collegamento tra le file di denti sono dimensionati di conseguenza, così come le piastre di rinforzo negli angoli e nei raccordi. Prestare attenzione anche alla qualità delle saldature: in un attrezzo ben costruito le saldature sono uniformi, continue e prive di porosità visibili, che sarebbero punti di innesco della corrosione e di fatica strutturale nel lungo periodo.
I denti a molla: materiale, geometria e tensione
I denti sono il cuore funzionale di qualsiasi tiller a molle. Nella serie pesante vengono realizzati con filo d’acciaio armonico di diametro maggiore rispetto alle serie più leggere – tipicamente tra i 13 e i 16 mm – trattato termicamente per ottenere elevata durezza superficiale abbinata a una certa resilienza interna, in modo da resistere all’usura abrasiva del suolo senza diventare fragile. La qualità dell’acciaio e il trattamento termico sono parametri difficili da valutare visivamente, ma si riflettono in modo evidente nella longevità dei denti durante l’utilizzo intensivo.
La geometria della molla – numero di spire, passo, diametro della spirale e angolazione del dente rispetto alla direzione di avanzamento – determina la tensione di lavoro, ovvero la forza con cui il dente penetra nel suolo e si ritrae elasticamente al contatto con ostacoli. I modelli più evoluti consentono di regolare l’angolazione del dente, modificando il comportamento in campo: un angolo più aggressivo migliora la capacità di rottura delle zolle ma sollecita maggiormente la struttura; un angolo più aperto favorisce l’azione di livellamento superficiale con minore penetrazione. Questa regolazione è particolarmente utile quando si opera su terreni con caratteristiche diverse da un appezzamento all’altro o in condizioni variabili nel corso della stagione.
Larghezza di lavoro e sistemi di piegatura
Le larghezze di lavoro tipiche della serie pesante partono dai 3 metri e possono arrivare a 6 o più metri nelle versioni con ali pieghevoli. Per le aziende che devono spostare frequentemente l’attrezzo su strade pubbliche, la larghezza di trasporto è spesso un vincolo determinante nella scelta: i modelli con piegatura idraulica consentono di ridurre l’ingombro trasversale entro i limiti di circolazione stradale – generalmente 3 metri – senza dover smontare parti dell’attrezzo a ogni spostamento.
La piegatura idraulica, azionata direttamente dalla cabina del trattore, rappresenta un vantaggio operativo notevole rispetto alla piegatura meccanica manuale, in particolare per chi lavora da solo e si sposta tra appezzamenti non contigui. I sistemi di bloccaggio per il trasporto devono essere affidabili e di facile utilizzo: un’ala che non si fissa correttamente in posizione di trasporto espone a rischi seri per la circolazione stradale. Prima di acquistare, è utile verificare la semplicità e la solidità del meccanismo di bloccaggio, provandolo più volte di persona.
Accessori e configurazioni opzionali
Nella serie pesante è comune la disponibilità di accessori che ampliano le possibilità operative e migliorano la qualità del letto di semina ottenuto:
- Rullo Cambridge: il più diffuso, con profilo a V che compatta leggermente il letto di semina e migliora il contatto seme-suolo
- Rullo packer: anelli alternati lisci e dentati, efficace su terreni argillosi con zolle residue
- Rullo liscio: adatto a terreni a struttura più fragile, compatta senza sbriciolamento aggiuntivo
- Trave livellatrice: barra rasante regolabile che redistribuisce il materiale prima del passaggio del rullo
- Ruote di profondità: consentono di controllare con precisione la profondità di lavoro indipendentemente dalla posizione del sollevatore idraulico
Come scegliere il modello adatto alla propria azienda
La scelta di un tiller a molle di serie pesante non si riduce alla selezione della larghezza più grande disponibile. Una valutazione corretta deve partire dalle reali esigenze operative dell’azienda, dalle caratteristiche del parco macchine disponibile e dai tipi di terreno su cui si opera. Una scelta frettolosa o basata esclusivamente sul prezzo può tradursi in un attrezzo inadeguato o sottoutilizzato, con un ritorno sull’investimento deludente.
Potenza del trattore e requisiti di trazione
Ogni tiller pesante richiede una potenza minima del trattore per funzionare efficacemente. Questo valore, espresso in cavalli vapore (CV) o kilowatt (kW), dipende dalla larghezza di lavoro, dal numero di denti e dalle condizioni di suolo previste. Come regola empirica orientativa, si può stimare un fabbisogno di circa 15-20 CV per metro di larghezza di lavoro in condizioni normali, con una maggiorazione del 20-30% per terreni particolarmente resistenti o per lavori a profondità maggiori del solito.
Utilizzare un tiller pesante con un trattore sottopotenziato significa non solo ottenere risultati di lavoro scadenti – profondità di penetrazione insufficiente, velocità di avanzamento ridotta, sminuzzamento incompleto delle zolle – ma anche sollecitare eccessivamente il motore e il cambio del trattore, con conseguente usura accelerata e rischio di guasti meccanici. Se la potenza del trattore disponibile è un fattore limitante, è meglio orientarsi su un attrezzo di larghezza leggermente inferiore ma adeguato alle reali disponibilità di potenza, lavorando eventualmente più passate in condizioni controllate.
Superficie aziendale e tipo di suolo
La giustificazione economica della serie pesante si concretizza tipicamente a partire da superfici di 20-30 ettari, dove la maggiore produttività oraria consente di ammortizzare in tempi ragionevoli il costo aggiuntivo rispetto a una serie media. Per superfici inferiori ai 10 ettari, la serie pesante può risultare sovradimensionata sia per il costo di acquisto sia per la larghezza minima imposta, che la rende scomoda da manovrare negli appezzamenti più piccoli e irregolari.
Il tipo di suolo è un fattore determinante. Sui terreni argillosi pesanti, che formano zolle compatte e resistenti dopo l’aratura, la serie pesante offre prestazioni sensibilmente superiori grazie alla maggiore tensione dei denti e al peso che ne favorisce la penetrazione. Sui terreni limosi o sabbiosi, naturalmente più friabili, anche una serie media può produrre risultati analoghi con costi di esercizio inferiori. Chi lavora su suoli molto variabili nell’azienda dovrà orientarsi verso il caso più difficile come riferimento per la scelta.
Come valutare la qualità costruttiva prima dell’acquisto
Prima di acquistare un tiller pesante – specialmente se usato – conviene fare un’ispezione accurata che va oltre l’aspetto esteriore. I punti da esaminare con attenzione sono: la regolarità delle saldature del telaio, la presenza di eventuali cricche o deformazioni nei traversini portanti, lo stato dei denti (curvatura uniforme, assenza di piegamenti permanenti nel filo), il gioco nelle articolazioni delle ali pieghevoli e la funzionalità del meccanismo di bloccaggio per il trasporto.
È utile richiedere al venditore la documentazione tecnica originale, che specifica il numero di denti, la larghezza di lavoro nominale, la potenza minima richiesta e il peso complessivo. Verificare che i denti di ricambio siano ancora disponibili e facilmente reperibili è un aspetto spesso trascurato ma importante: un attrezzo per il quale non si trovano più i denti originali diventa inutilizzabile anche se il telaio è ancora in ottimo stato.
Utilizzo corretto in campo: tecnica e impostazioni
Avere il tiller giusto non basta: i risultati dipendono anche dalla corretta impostazione prima dell’utilizzo e dalla tecnica adottata in campo. Alcuni accorgimenti pratici fanno la differenza tra un lavoro mediocre e un letto di semina di qualità, e la maggior parte di essi non richiede tempo aggiuntivo una volta che diventano abitudini consolidate.
Regolazione della profondità di lavoro
La profondità ottimale per la preparazione del letto di semina si colloca generalmente tra gli 8 e i 12 centimetri. Lavorare più in profondo del necessario riporta in superficie gli strati di suolo non ancora mineralizzati, disturba l’attività biologica della fauna del suolo e aumenta inutilmente il consumo di carburante. Lavorare troppo superficialmente, al contrario, non consente di sminuzzare adeguatamente le zolle più grandi e lascia cavità nel profilo che compromettono la germinazione nelle settimane successive.
La profondità si regola agendo sulle ruote di profondità – dove presenti – o sul controllo di posizione del sollevatore idraulico del trattore. Le ruote di profondità garantiscono una maggiore costanza del risultato, specialmente su terreni con resistenza variabile lungo il percorso: mantengono costante la profondità indipendentemente dai cambiamenti di consistenza del suolo. Il controllo di posizione del sollevatore è meno preciso ma più semplice da gestire e richiede maggiore attenzione durante la lavorazione per mantenere risultati uniformi.
Velocità di avanzamento e angolo dei denti
La velocità di avanzamento influenza direttamente la qualità del lavoro. La finestra operativa ottimale per un tiller a molle pesante è tipicamente compresa tra i 7 e i 12 km/h. A velocità inferiori, l’azione dei denti è troppo lenta per produrre un efficace sminuzzamento delle zolle e l’affinamento risulta irregolare. A velocità superiori, il terreno viene proiettato con forza, la profondità di lavoro tende a ridursi e la qualità del letto di semina ne risente in modo evidente.
L’angolazione dei denti, dove regolabile, va adattata alle condizioni operative. Per un terreno con zolle grandi e resistenti, un angolo più aggressivo – con il dente più verticale rispetto alla direzione di avanzamento – migliora la capacità di penetrazione e rottura. Per una rifinitura su suolo già parzialmente affinato, un angolo più aperto produce un’azione prevalentemente livellante con minor rischio di rimescolare il profilo. Alcune aziende eseguono due passate in direzioni incrociate – la seconda in diagonale rispetto alla prima – per ottenere un affinamento particolarmente accurato su terreni difficili.
Schema di lavoro e organizzazione delle capezzine
Pianificare lo schema di avanzamento in campo prima di iniziare riduce i tempi morti e ottimizza il carburante consumato. Lo schema a spola con capezzine di larghezza adeguata consente di manovrare senza difficoltà anche con attrezzi di grande larghezza. La sovrapposizione tra passate adiacenti dovrebbe essere minima – 10-20 centimetri al massimo – per evitare di lavorare due volte la stessa striscia senza necessità. Al contrario, una sovrapposizione insufficiente lascia strisce non lavorate che si rendono visibili dopo l’emergenza della coltura.
Manutenzione per preservare la durata nel tempo
Un tiller a molle di serie pesante è un investimento significativo, e la sua durata nel tempo dipende in larga misura dalla cura sistematica dedicatagli nel corso degli anni. La manutenzione non è complessa, ma richiede abitudine e regolarità: pochi minuti dopo ogni utilizzo evitano problemi ben più costosi nel medio termine.
Controllo e sostituzione dei denti
I denti sono i componenti soggetti alla maggiore usura e quelli che più direttamente influenzano la qualità del lavoro. Dopo ogni stagione – o al termine di ogni campagna in caso di utilizzo molto intenso – è opportuno ispezionarli individualmente alla ricerca di deformazioni permanenti, crepe visibili, riduzioni del diametro del filo per abrasione o allentamenti nella staffa di fissaggio. Un dente che ha perso la sua forma e tensione originale non esercita più la corretta pressione sul suolo e può trasmettere sollecitazioni anomale al telaio, accelerandone il degrado progressivo.
La sostituzione dei denti usurati non va rimanda oltre il necessario. Lavorare con denti deformati riduce la qualità del lavoro in modo spesso impercettibile in campo ma evidente sui risultati agronomici, e può danneggiare la staffa di fissaggio o il traversino del telaio, trasformando un problema economico minore in uno significativo. Tenere qualche dente di ricambio in magazzino è una buona abitudine: consente di intervenire immediatamente senza interruzioni operative.
Pulizia, lubrificazione e protezione dalla corrosione
Dopo l’utilizzo su terreni umidi o argillosi, pulire l’attrezzo con un getto d’acqua a pressione moderata rimuove i residui di terra che, seccandosi, creano stress meccanici e innescano la corrosione. Le zone più a rischio sono i punti di attacco dei denti alle staffe, le zone di sovrapposizione dei profili del telaio e le articolazioni delle ali pieghevoli, dove l’accumulo di materiale umido favorisce la formazione di ruggine anche su acciaio verniciato.
I punti di articolazione – snodi delle ali pieghevoli, perni delle ruote di profondità, cerniere della trave livellatrice – vanno lubrificati periodicamente con grasso specifico. La verniciatura va ispezionata dopo ogni stagione: le zone in cui si è staccata per urti o abrasione vanno trattate con primer antiruggine prima del ricovero invernale. Un’applicazione di olio protettivo sui denti e sulle parti metalliche esposte completa la protezione prima della sosta prolungata.
Ricovero e conservazione stagionale
Ricoverare il tiller in un ambiente coperto – anche una semplice tettoia – prolunga in modo apprezzabile la vita utile dell’attrezzo rispetto alla conservazione all’aperto esposta alle intemperie. Prima del ricovero invernale è utile verificare lo stato del circuito idraulico nei modelli con piegatura idraulica: controllare il livello del fluido, l’assenza di perdite dai cilindri e la funzionalità delle valvole. Un circuito idraulico in perdita che rimane inutilizzato per mesi può causare danni difficili e costosi da riparare.
Sicurezza durante l’utilizzo e il trasporto
Come per ogni attrezzo agricolo di grande dimensione, anche il tiller a molle pesante comporta rischi che richiedono attenzione. La maggior parte degli incidenti avviene durante le operazioni di aggancio e sgancio, durante il trasporto su strada e nelle manovre in prossimità di scarpate, fossi o di altri operai presenti in campo. Le principali precauzioni da adottare sono:
- Agganciare l’attrezzo con il trattore fermo, motore spento e freno inserito; non sostare mai sotto l’attrezzo sollevato senza il supporto meccanico di blocco
- Abbassare l’attrezzo a terra ogni volta che ci si allontana dal trattore, anche per brevi pause
- Mantenere le persone e gli animali a distanza di sicurezza durante la lavorazione: i denti in movimento possono proiettare sassi e oggetti con forza considerevole
- Verificare prima di ogni uscita su strada che le ali siano bloccate in posizione di trasporto e che le luci di segnalazione posteriori siano funzionanti
- Rispettare i limiti di larghezza per la circolazione stradale: i modelli superiori a 3 metri devono essere piegati prima di immettersi su viabilità pubblica
- Consultare il libretto d’uso per i limiti di velocità di trasporto consigliati in funzione del peso dell’attrezzo
La segnalazione luminosa e rifrangente durante il trasporto su strada è un obbligo normativo per gli attrezzi che sporgono dalla sagoma del trattore, oltre a essere una misura di sicurezza fondamentale in condizioni di scarsa visibilità o su strade con traffico. Verificare periodicamente l’efficienza delle luci di posizione posteriori è un’operazione semplice che può evitare situazioni di pericolo reale.
Errori comuni da evitare
Chi utilizza per la prima volta un tiller a molle pesante – o chi passa da una versione più leggera – tende a commettere alcuni errori ricorrenti. Conoscerli in anticipo consente di evitarli e di ottenere risultati migliori fin dalle prime uscite in campo.
Il primo e più frequente errore è lavorare su suolo troppo umido. Quando la terra ha un contenuto idrico eccessivo, si attacca ai denti formando grumi che l’attrezzo non riesce a sbriciolamento ma trasporta e compatta ulteriormente. Il risultato è un terreno peggiorato rispetto a quello di partenza, con struttura compromessa e grumi più compatti delle zolle originali. La regola pratica è semplice: se la terra si arrotola intorno ai denti o si compatta a contatto con il piede, è troppo umida e bisogna attendere condizioni migliori.
Il secondo errore riguarda la profondità di lavoro eccessiva. Molti operatori, specialmente i più inesperti, tendono a pensare che lavorare più in profondo produca automaticamente risultati migliori. In realtà, per la preparazione del letto di semina, profondità superiori a quelle necessarie comportano solo svantaggi: maggiore consumo di carburante, usura accelerata dei denti, rischio aumentato di incontrare sassi o radici che danneggiano la struttura, e riporto in superficie di strati non mineralizzati che riducono la fertilità disponibile per la coltura.
Un terzo errore è non regolare mai l’angolazione dei denti in funzione delle condizioni di lavoro. Utilizzare sempre la stessa inclinazione indipendentemente dal tipo di suolo o dallo stato della superficie porta a risultati costantemente subottimali: su terreni con zolle grandi e dure serve un approccio aggressivo, su suoli già parzialmente lavorati serve un’azione più dolce. Dedicare qualche minuto alla regolazione prima di ogni uscita in campo produce risultati visibilmente migliori senza alcun costo aggiuntivo.
Infine, è un errore aspettare che i denti si rompano del tutto prima di sostituirli. Un dente deformato – che ha perso la tensione originale ma non è ancora spezzato – lavora male senza dare segnali evidenti di anomalia: la qualità del letto di semina degrada gradualmente e l’operatore tende ad attribuire il peggioramento ad altre cause. Un’ispezione visiva rapida al termine di ogni stagione consente di identificare i denti da sostituire prima che il problema si manifesti in pieno campo.
Un tiller a molle di serie pesante, se scelto correttamente e gestito con cura, è uno strumento capace di restituire per anni – e in molti casi per decenni – prestazioni costanti anche in condizioni operative impegnative. La chiave sta nel bilanciare tre fattori: l’adeguatezza dell’attrezzo alla potenza disponibile e alla superficie da lavorare, la regolarità della manutenzione e l’adozione di una tecnica di lavoro consapevole, capace di adattarsi alle variazioni del suolo e delle condizioni stagionali. Chi investe in questi tre ambiti ha buone probabilità di trovare nel tiller pesante un alleato affidabile nel ciclo di preparazione del terreno, con ricadute positive dirette sulla qualità e sull’uniformità dei raccolti.
