Pigiadiraspatrici a Barella: Caratteristiche, Scelta e Uso

Quando arriva la vendemmia, il tempo è la risorsa più critica. Ogni ora persa tra pigiatura e diraspatura si traduce in qualità persa nel mosto, soprattutto nelle giornate calde di settembre quando l’uva raccolta tende a ossidarsi rapidamente. Le pigiadiraspatrici a barella risolvono questo problema riunendo due operazioni distinte in un unico passaggio, con un vantaggio aggiuntivo di immediata evidenza pratica: la struttura a barella consente di posizionare una tinozza direttamente sotto la macchina, permettendo al mosto di cadere per gravità nel contenitore senza travasi intermedi, senza pompe aggiuntive e senza dispersioni inutili.

Nel catalogo dell’attrezzatura per diraspatrici e pigiatrici, le versioni a barella occupano una fascia ben precisa: sono macchine pensate per chi vuole lavorare l’uva in modo efficiente senza dover allestire una struttura di cantina industriale. Si adattano tanto al viticoltore hobbista con qualche centinaio di chili di produzione quanto all’azienda agricola di medie dimensioni che cerca un flusso di lavoro ottimizzato. Capire quale modello fa davvero al caso proprio richiede di analizzare il funzionamento, le varianti disponibili e le caratteristiche tecniche che influenzano il risultato finale nel bicchiere.

Che cos’è una pigiadiraspatrice a barella

Una pigiadiraspatrice a barella è una macchina enologica che svolge contemporaneamente due operazioni: la pigiatura degli acini d’uva, con estrazione del succo e della polpa, e la diraspatura, ovvero la separazione del raspo – lo scheletro legnoso del grappolo – dagli acini stessi. Eseguire entrambe le operazioni in un unico passaggio riduce i tempi di lavorazione e minimizza il contatto del prodotto con l’aria, preservando le caratteristiche organolettiche del mosto.

Il termine “barella” designa la struttura portante della macchina: un telaio rialzato con quattro braccetti o gambe metalliche che mantiene la macchina sollevata rispetto al suolo. Questo telaio ha una funzione precisa: permettere di collocare una tinozza direttamente sotto lo scarico inferiore, dove il mosto viene convogliato dopo la lavorazione. I braccetti mantengono il contenitore nella posizione corretta durante tutta l’operazione, rendendo la raccolta del prodotto stabile e ordinata. La gravità fa il resto: non servono pompe, non servono canalizzazioni, non servono raccordi aggiuntivi.

Questi macchinari si trovano nelle cantine di viticoltori che producono vino in proprio, nelle piccole cooperative agricole e nelle aziende che trasformano l’uva sul posto. La struttura compatta e la doppia funzione le rendono particolarmente apprezzate in contesti dove lo spazio è limitato e si vuole ridurre al minimo il numero di attrezzature necessarie per completare la fase di pre-fermentazione.

Il ruolo del raspo: perché la diraspatura fa la differenza

Per capire perché la diraspatura sia una fase così importante, è utile sapere cosa succede quando i raspi rimangono nel mosto. Il raspo è composto principalmente da tessuto vegetale legnoso ricco di tannini non maturi, acidi organici e composti erbacei. A contatto con il mosto durante la macerazione, questi composti si dissolvono parzialmente nel liquido, trasferendo sapori amari, astringenti e spesso sgradevoli al vino finale. L’intensità di questo effetto varia in base alla varietà di uva e al grado di maturità del raspo al momento della raccolta, ma in linea generale la presenza di raspi nel mosto è considerata indesiderabile nella produzione di vini di qualità.

Esistono alcune eccezioni: certi produttori di vini rossi strutturati scelgono deliberatamente di lasciare una percentuale di raspi nel mosto per aumentare la tannicità e la complessità aromatica. Ma si tratta di scelte tecniche consapevoli che richiedono esperienza e controllo delle condizioni di macerazione. Per la produzione domestica o semiprofessionale, rimuovere i raspi prima della fermentazione è quasi sempre la scelta corretta. Una pigiadiraspatrice a barella automatizza questa scelta, rendendo impossibile dimenticare la fase di diraspatura perché avviene contestualmente alla pigiatura.

Come funziona: il ciclo di lavorazione passo per passo

Il funzionamento di una pigiadiraspatrice a barella segue una sequenza meccanica ben definita. I grappoli vengono versati nella tramoggia superiore e scendono verso i componenti attivi della macchina che eseguono pigiatura e diraspatura in rapida successione. L’intero processo, dalla tramoggia alla tinozza, richiede pochi secondi per ogni carica di uva.

La fase di pigiatura

La pigiatura avviene attraverso un sistema di rulli contrapposti che ruotano in direzioni opposte. Quando i grappoli transitano tra i due rulli, questi esercitano una pressione calibrata sugli acini, rompendo la buccia per liberare succo e polpa senza frantumare i vinaccioli. Preservare l’integrità dei semi è fondamentale: i vinaccioli contengono tannini amari e oli che, se rilasciati nel mosto per effetto dello schiacciamento, potrebbero compromettere il profilo organolettico del vino. Sui modelli che consentono la regolazione della distanza tra i rulli, è possibile adattare la pressione alla dimensione degli acini e alla consistenza delle bucce, caratteristiche che variano significativamente tra le diverse varietà d’uva.

I rulli sono realizzati in materiali alimentari sicuri, principalmente nylon ad alta densità o alluminio. Il nylon offre una certa elasticità che ammortizza l’impatto con i grappoli, riducendo il rischio di schiacciare i vinaccioli anche quando gli acini sono di dimensioni variabili. L’alluminio è più rigido ma facilita la pulizia. Alcuni modelli combinano un rullo in alluminio e uno in nylon per sfruttare i vantaggi di entrambi i materiali.

La fase di diraspatura

Dopo il passaggio tra i rulli, la massa schiacciata raggiunge l’albero di diraspatura: un componente rotante dotato di palette o alette che agitano energicamente il materiale. Le palette spingono i raspi verso l’apertura di scarico laterale, mentre acini e succo – troppo piccoli per essere trattenuti dalle alette – cadono attraverso la griglia forata verso il basso. La griglia è la componente che determina la qualità della separazione: una griglia con fori delle dimensioni corrette permette il passaggio del mosto e trattiene efficacemente anche i frammenti di raspo più piccoli.

Un albero di diraspatura ben progettato lavora senza lacerare i raspi. Quando i raspi vengono strappati e frammentati durante la rotazione, i frammenti più piccoli possono passare attraverso la griglia e finire nel mosto, vanificando parzialmente la diraspatura. Nei modelli di qualità superiore, la velocità di rotazione e la geometria delle palette sono calibrate per garantire una separazione netta senza eccesso di forza meccanica.

La raccolta del mosto

Il mosto filtrato dalla griglia cade per gravità nella tinozza posizionata sotto la macchina, trattenuta in posizione dai braccetti della barella. Lo scarico diretto è il vantaggio operativo più apprezzato di questa tipologia di macchina: elimina la necessità di raccogliere il mosto con contenitori intermedi, di utilizzare pompe per spostarlo nella vasca di fermentazione o di gestire travasi che aumentano il contatto con l’ossigeno. Per chi lavora da solo o con poca manodopera disponibile, questo risparmio di operazioni può fare una differenza concreta nella gestione dei tempi durante la giornata di vendemmia.

Tipologie disponibili: manuale o elettrica?

Le pigiadiraspatrici a barella si dividono in due categorie principali in base al sistema di azionamento. La scelta tra manuale ed elettrica non è banale e dipende da fattori che vanno oltre il semplice prezzo di acquisto: volume di lavoro, disponibilità di corrente elettrica, frequenza di utilizzo e resistenza fisica dell’operatore sono tutti elementi che devono entrare nella valutazione.

Pigiadiraspatrici manuali a barella

Le pigiadiraspatrici manuali a barella funzionano tramite una manovella azionata dall’operatore, che trasmette il movimento ai rulli e all’albero di diraspatura attraverso un sistema di ingranaggi. Sono ideali per produzioni contenute, tipicamente fino a 200-400 kg per sessione di lavoro, e offrono un vantaggio importante: la totale indipendenza dalla rete elettrica. Possono essere usate in vigneti o cantine senza allacciamento, in ambienti bagnati dove l’uso di apparecchi elettrici richiederebbe impianti protetti, o semplicemente da chi preferisce un approccio meno dipendente dalla tecnologia.

Sul piano costruttivo i modelli manuali sono più compatti, generalmente più leggeri e più semplici da trasportare e riporre. La manutenzione si riduce a pulizia e lubrificazione periodica, senza componenti elettrici che possano guastarsi o richiedere interventi specializzati. Il limite principale è la fatica fisica: girare la manovella per più ore consecutive su volumi significativi è impegnativo, e la stanchezza dell’operatore incide inevitabilmente sulla costanza del ritmo e sull’efficacia della lavorazione.

Pigiadiraspatrici elettriche a barella

Le pigiadiraspatrici elettriche a barella montano un motore elettrico – nella maggior parte dei modelli da 1 HP, pari a circa 750 watt, alimentato a 230 volt in corrente monofase – che aziona automaticamente tutti i meccanismi interni. La capacità produttiva di questi modelli può raggiungere i 1500 kg di uva all’ora, un valore che li rende adatti a produzioni di medie dimensioni o a sessioni di vendemmia che devono concludersi in tempi brevi.

L’operatore si limita a caricare l’uva nella tramoggia e a gestire la raccolta del mosto, mantenendo un ritmo costante senza alcuno sforzo fisico legato all’azionamento della macchina. Questo permette di lavorare volumi elevati senza cali di produttività dovuti all’affaticamento. I modelli elettrici richiedono una presa di corrente nelle vicinanze e una maggiore attenzione alla manutenzione dei componenti elettrici, ma offrono un rapporto produttività-fatica nettamente superiore rispetto alle versioni manuali.

  • Manuale: fino a 300-400 kg per sessione; nessuna dipendenza elettrica; manutenzione minima; fatica fisica significativa su volumi elevati
  • Elettrica: fino a 1500 kg/h; nessuna fatica operativa; richiede allacciamento elettrico; manutenzione più articolata

Caratteristiche tecniche da valutare all’acquisto

Acquistare una pigiadiraspatrice a barella senza aver analizzato le specifiche tecniche è un errore che si paga nel tempo. Alcuni parametri incidono direttamente sulla qualità del mosto, altri sulla durabilità della macchina, altri ancora sulla praticità quotidiana. Ecco i fattori che meritano attenzione.

Materiali della tramoggia e del telaio

Le tramogge di qualità sono realizzate in acciaio smaltato o in acciaio inossidabile. L’acciaio smaltato è più comune nei modelli di fascia media: ha un buon aspetto, è resistente alla corrosione del mosto acido e si lava con facilità, ma va protetto dagli urti che potrebbero scheggiare lo smalto e creare zone esposte alla ruggine. L’acciaio inox è più durevole nel tempo, non richiede particolari attenzioni agli urti e mantiene inalterata l’igienicità della superficie anche dopo anni di utilizzo. Il telaio a barella è generalmente in acciaio verniciato o zincato, con trattamenti che lo rendono resistente all’umidità tipica degli ambienti di cantina.

Dimensioni della tramoggia

La superficie di carico della tramoggia determina quanta uva si può versare in una volta sola. Le dimensioni variano considerevolmente tra i modelli: si passa da tramogge di circa 50×40 cm nei modelli compatti a vasche di 95×60 cm nei modelli professionali più grandi. Una tramoggia più ampia consente di lavorare senza ricaricare continuamente, aumentando il ritmo operativo. Per produzioni familiari sono generalmente sufficienti le dimensioni medie, mentre per volumi superiori conviene scegliere modelli con vasche di carico più generose che non costringano l’operatore a interrompere frequentemente la lavorazione.

Sistema di regolazione dei rulli

Non tutti i modelli offrono la possibilità di regolare la distanza tra i rulli, ma questa funzione è particolarmente utile per chi lavora varietà di uva diverse. La regolazione – che avviene di solito tramite viti laterali o galletti manuali – permette di adattare la pressione di schiacciamento alle dimensioni degli acini e alla consistenza delle bucce. Varietà a grappolo compatto con acini piccoli richiedono impostazioni diverse rispetto a varietà con acini grandi e bucce spesse. Avere questa flessibilità migliora la qualità della pigiatura e riduce il rischio di schiacciare i vinaccioli.

Potenza del motore e protezioni elettriche

Nei modelli elettrici, verificare che il motore sia dotato di protezione termica è essenziale: questo dispositivo interrompe automaticamente il funzionamento quando il motore raggiunge temperature critiche, proteggendo l’avvolgimento da danni irreversibili che potrebbero derivare da sovraccarichi o blocchi meccanici. Un motore senza protezione termica che subisce un surriscaldamento può bruciarsi in pochi minuti, richiedendo una riparazione costosa o la sostituzione dell’intera macchina. La presenza di questa protezione dovrebbe essere verificata prima dell’acquisto, leggendo le specifiche tecniche del prodotto.

Come scegliere il modello giusto

La scelta di una pigiadiraspatrice a barella parte necessariamente da una stima onesta dei propri volumi produttivi attuali e futuri. Chi ha una piccola vigna familiare e lavora al massimo 300-500 kg di uva in una o due giornate all’anno troverà nei modelli manuali la soluzione più equilibrata in termini di costo, semplicità e praticità. Chi invece gestisce una produzione più strutturata, con volumi superiori al mezzo quintale per sessione e la necessità di concludere la lavorazione rapidamente, deve orientarsi senza esitazioni verso i modelli elettrici.

Un secondo fattore da considerare è la varietà di uva da lavorare. Alcune cultivar hanno grappoli particolarmente compatti con raspi robusti e legnosi che richiedono una macchina con un albero di diraspatura ben dimensionato. Altre varietà, con grappoli spargoli e raspi sottili, sono lavorate efficacemente anche da modelli di ingresso. Chi coltiva varietà diverse in anni diversi dovrebbe privilegiare modelli con regolazione dei rulli per mantenere la flessibilità operativa.

La disponibilità di un punto di allacciamento elettrico vicino all’area di lavoro è un elemento pratico spesso trascurato. Se la cantina non è servita da una presa di corrente adeguata, installarne una prima dell’acquisto di un modello elettrico è un costo aggiuntivo che va messo in conto. In alternativa, un prolungatore con sezione di cavo adeguata alla potenza del motore può risolvere il problema, purché le connessioni siano protette dall’umidità ambientale.

  • Fino a 300 kg/anno: modello manuale compatto
  • Da 300 a 700 kg/anno: modello manuale grande o elettrico di fascia media
  • Oltre 700 kg/anno: modello elettrico con tramoggia ampia e motore protetto termicamente

Come usare correttamente una pigiadiraspatrice a barella

Un utilizzo corretto inizia dalla preparazione dell’area di lavoro. La macchina deve essere posizionata su una superficie stabile e livellata: la struttura a barella è progettata per garantire equilibrio, ma su pavimenti irregolari o in presenza di depositi di mosto sul pavimento la stabilità si riduce. Prima di iniziare, posizionare la tinozza sotto lo scarico verificando che sia ben centrata e che la sua capacità sia sufficiente per contenere il mosto di almeno una sessione di carico completa.

L’uva va caricata nella tramoggia in modo regolare e progressivo, senza pressarla o accumularla in eccesso. Un carico eccessivo rallenta l’avanzamento dei grappoli verso i rulli, può causare intasamenti nell’albero di diraspatura e riduce la qualità della separazione. Il ritmo ideale prevede grappoli versati continuamente ma con moderazione, mantenendo la tramoggia parzialmente piena senza riempirla al massimo. Nei modelli elettrici è buona norma avviare il motore prima di iniziare a caricare, così da portare i rulli a regime prima del contatto con l’uva.

Durante la lavorazione, controllare periodicamente che lo scarico dei raspi avvenga regolarmente. Se si nota un accumulo di raspi nell’apertura di espulsione o un rallentamento nella fuoriuscita del mosto dalla griglia, fermare la macchina e rimuovere manualmente l’intasamento prima di riprendere. Ignorare questi segnali e continuare a caricare l’uva è la causa principale di guasti ai componenti interni. Nei modelli elettrici, spegnere sempre il motore prima di qualsiasi intervento manuale sull’interno della macchina.

Alla fine della sessione, non lasciare uva o mosto a contatto con i componenti interni più del necessario. Il mosto è un substrato ideale per la fermentazione spontanea e la proliferazione di lieviti selvatici che, se accumulati, possono contaminare le lavorazioni successive. Terminata la pigiatura, procedere immediatamente con la pulizia.

Pulizia e manutenzione

La pulizia immediata dopo ogni utilizzo è la forma di manutenzione più importante e più spesso trascurata. Il mosto d’uva, ricco di zuccheri e sostanze organiche, si essiccaincrostando rapidamente sui componenti metallici e nelle fessure della griglia se lasciato a contatto per ore. Un risciacquo abbondante con acqua fresca subito dopo la fine della lavorazione rimuove i residui più grossolani e rende il lavaggio successivo molto più agevole.

Dopo il risciacquo iniziale, smontare le parti removibili – tramoggia, griglia, rulli – e lavarle separatamente con acqua calda e un detergente specifico per attrezzatura enologica. I detergenti enologici sono formulati per igienizzare senza lasciare residui chimici sulle superfici alimentari: usare prodotti generici può lasciare tracce che alterano il sapore del mosto nelle lavorazioni successive. Risciacquare accuratamente e lasciare asciugare completamente all’aria prima di rimontare i componenti o riporre la macchina.

Sul piano della manutenzione periodica, i cuscinetti e i perni dei rulli richiedono una lubrificazione regolare con grasso alimentare. La frequenza dipende dall’intensità di utilizzo: per macchine usate intensivamente durante la vendemmia è sufficiente una lubrificazione all’inizio e alla fine della stagione. I modelli elettrici richiedono una verifica annuale dello stato dei cavi di alimentazione, delle connessioni elettriche e, nei motori con spazzole, dello stato di usura di queste ultime. Prima di ogni stagione, esaminare la griglia di diraspatura alla ricerca di deformazioni o fori occlusi che potrebbero ridurre l’efficacia della separazione.

  • Risciacquo immediato con acqua fresca dopo ogni utilizzo
  • Lavaggio con detergente enologico specifico
  • Asciugatura completa prima del rimontaggio o del rimessaggio
  • Lubrificazione dei cuscinetti con grasso alimentare a inizio e fine stagione
  • Verifica annuale dei cavi e delle connessioni elettriche (modelli elettrici)
  • Controllo visivo della griglia prima di ogni stagione di utilizzo

Sicurezza durante l’uso

I rischi principali legati all’uso di una pigiadiraspatrice a barella riguardano i componenti in movimento. I rulli e l’albero di diraspatura, durante il funzionamento, esercitano forze meccaniche significative: non inserire mai le mani nella tramoggia o in prossimità dei rulli mentre la macchina è in funzione. Nei modelli elettrici il motore agisce con continuità e forza costante: anche un contatto momentaneo con i rulli può causare lesioni serie. Se è necessario rimuovere un grappolo bloccato o intervenire sull’interno della macchina, spegnere sempre il motore e aspettare che i componenti si fermino completamente prima di procedere.

Per i modelli elettrici, verificare che la presa di corrente sia protetta da un interruttore differenziale e che il cavo di alimentazione non presenti abrasioni o usure visibili. Lavorare in cantina durante la vendemmia significa operare in ambienti spesso umidi: il pavimento si bagna inevitabilmente di mosto e di acqua dei risciacqui, e la presenza di apparecchiature elettriche in tali condizioni richiede un impianto adeguatamente protetto. Non usare prolungatori non certificati per uso esterno in ambienti dove l’umidità è elevata.

Le precauzioni personali includono l’uso di calzature antiscivolo, fondamentali su pavimenti bagnati di mosto, e guanti resistenti agli acidi per proteggere la pelle dal contatto prolungato con l’acido tartarico e altri composti presenti nel succo d’uva. Non lasciare mai la macchina in funzione incustodita, specialmente in presenza di bambini o animali nelle vicinanze dell’area di lavoro.

Errori comuni da evitare

L’errore più frequente tra chi usa queste macchine per la prima volta è il sovraccarico della tramoggia. Versare troppa uva in una volta, nella convinzione di accelerare il lavoro, produce l’effetto opposto: si creano intasamenti a livello dei rulli o dell’albero di diraspatura che obbligano a fermare la macchina per intervenire manualmente. Il ritmo ottimale prevede un carico regolare e moderato, non massimizzato a ogni sessione.

Un secondo errore comune è la mancata regolazione dei rulli al cambio di varietà di uva. Usare sempre la stessa impostazione indipendentemente dalla dimensione degli acini e dalla consistenza delle bucce significa lavorare in modo approssimativo: varietà con acini piccoli potrebbero passare parzialmente interi tra rulli troppo distanti, mentre varietà con acini grandi potrebbero subire una pressione eccessiva con conseguente schiacciamento dei vinaccioli. Qualche minuto dedicato alla regolazione prima di ogni lavorazione è un investimento che si ripaga in qualità del mosto.

Sul fronte della manutenzione, l’errore più grave è rimandare la pulizia. Aspettare ore o addirittura giorni prima di lavare la macchina lascia al mosto il tempo di asciugarsi e incrostarsi sui componenti, rendendo la pulizia molto più difficile e favorendo la proliferazione di microorganismi indesiderati che possono contaminare le lavorazioni successive. Il principio da seguire è semplice: finita la pigiatura, si lava subito, senza eccezioni. Infine, molti sottovalutano l’importanza di controllare il livello della tinozza durante la lavorazione: una tinozza che trabocca perché non controllata in tempo significa perdita di prodotto e pavimento da pulire.

Quando vale la pena passare da manuale a elettrica

Chi ha iniziato con un modello manuale e vede crescere la propria produzione si trova prima o poi a valutare il passaggio a un modello elettrico. Il segnale più chiaro che è giunto il momento di cambiare è la stanchezza fisica accumulata dopo ogni vendemmia: se girare la manovella per ore è diventato un limite concreto alla quantità di uva che si riesce a lavorare in una giornata, il motore elettrico risolve il problema alla radice. Un secondo segnale è il tempo: se la lavorazione si estende su più giorni perché la capacità oraria manuale non è sufficiente a gestire la produzione in modo ottimale per la qualità dell’uva raccolta, passare all’elettrico diventa una scelta qualitativa oltre che pratica.

Dal punto di vista economico, la differenza di prezzo tra un modello manuale e uno elettrico di qualità comparabile si ammortizza in pochi anni se si considera il valore del tempo risparmiato. Un modello elettrico lavora con ritmo costante dalla prima all’ultima ora, senza cali di prestazione legati all’affaticamento: per una produzione superiore ai 500-600 kg all’anno, questa costanza di rendimento giustifica ampiamente la spesa aggiuntiva iniziale.

Approfondimenti

Scegliere la pigiadiraspatrice a barella giusta significa guardare oltre il prezzo di acquisto e ragionare su quanti anni di vendemmia quella macchina dovrà accompagnare, su quali varietà si lavoreranno e su quanto spazio e tempo si ha a disposizione. La struttura a barella con scarico diretto nella tinozza è una soluzione matura e collaudata, che elimina passaggi inutili e riduce le variabili che possono compromettere la qualità del mosto. Con la manutenzione corretta e un uso consapevole, un modello ben scelto può rendere ogni vendemmia più efficiente e il risultato finale – il vino – più fedele al potenziale dell’uva raccolta.

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