Diraspatrici con Pompa e Rulli: Caratteristiche, Scelta e Uso

Separare gli acini dal raspo in modo rapido e pulito è una delle operazioni più determinanti nella produzione del vino. Se viene eseguita male, o se si lascia troppo materiale ligneo a contatto con il mosto, il risultato si sente nel bicchiere: astringenza eccessiva, note erbacee, squilibri che nessuna tecnica enologica successiva riesce a correggere del tutto. Le diraspatrici professionali con pompa e rulli nascono precisamente per gestire questa fase in modo meccanizzato, preciso e continuo, adattandosi sia alle cantine artigianali di medie dimensioni sia agli impianti di trasformazione industriale.

A differenza dei modelli manuali o delle versioni base senza pompa, queste macchine integrano nella stessa scocca tre funzioni distinte: la pigiatura preliminare dell’uva, la separazione degli acini dal raspo e il trasferimento del mosto verso i contenitori di fermentazione. Chi lavora la vendemmia sa quanto tempo e fatica siano richiesti quando queste operazioni vengono gestite separatamente. Avere tutto in un unico ciclo automatizzato cambia profondamente il ritmo della giornata in cantina. Per approfondire la famiglia di prodotti a cui appartengono queste macchine, è utile consultare una panoramica sulle diraspatrici con pompa disponibili sul mercato, con le relative caratteristiche comparate.

Cosa distingue una diraspatrice con rulli da altri modelli

Il mercato propone diverse categorie di diraspatrici: modelli senza pigiatura, macchine con sola diraspatura e unità che integrano sia pigiatura sia travaso del prodotto. I modelli con pompa e rulli si collocano al vertice di questa gerarchia funzionale, perché operano su tre fronti contemporaneamente e lo fanno con un livello di automazione adatto alla produzione professionale.

Il termine “rulli” indica la presenza di un sistema di pre-pigiatura: prima che l’uva entri nell’albero diraspatore, passa attraverso due cilindri in gomma alimentare che schiacciano i grappoli con pressione calibrata. Questo passaggio rompe le bacche in modo uniforme senza lacerare i vinaccioli, operazione essenziale perché un vinacciolo spezzato rilascia oli e tannini amari che compromettono il profilo aromatico del vino. I modelli privi di rulli effettuano solo la separazione meccanica, affidando la rottura delle bacche all’impatto con l’albero diraspatore, processo meno controllabile e potenzialmente più aggressivo sul prodotto.

La presenza della pompa centrifuga in acciaio inox risolve un altro problema classico: come trasportare il mosto appena prodotto verso la vasca di fermentazione senza ricorrere a secchi, pale o ulteriori attrezzature. La pompa aspira il prodotto dal fondo della macchina e lo convoglia attraverso un tubo flessibile direttamente nel contenitore desiderato, che può trovarsi a qualche metro di distanza o a un livello diverso rispetto alla diraspatrice. Questo elimina una fonte importante di ossidazione precoce del mosto e riduce la necessità di manodopera aggiuntiva.

Come funziona il ciclo operativo: le tre fasi principali

Capire come si articola il processo interno aiuta a usare la macchina nel modo corretto, a scegliere le regolazioni giuste e a diagnosticare eventuali anomalie nel prodotto finito. Il ciclo si divide in tre stadi sequenziali che avvengono in modo continuo durante l’alimentazione della tramoggia.

La fase di pigiatura con i rulli

I grappoli interi vengono caricati nella tramoggia superiore, il grande imbuto che funge da serbatoio di alimentazione. La gravità e, in alcuni modelli, un sistema di convogliamento a vite, fanno scorrere i grappoli verso la coppia di rulli controrotanti. Questi cilindri, realizzati in gomma alimentare conforme alle normative per il contatto con alimenti, esercitano una pressione regolabile: la distanza tra i rulli può essere modificata per adattarsi a varietà di uva con acini di dimensioni diverse, dalla bacca piccola del Sangiovese a quella più generosa del Merlot o del Primitivo.

La pressione esercitata dai rulli deve essere sufficiente a rompere la buccia e rilasciare il succo, ma non così elevata da frantumare i vinaccioli. Un vinacciolo intatto rilascia durante la fermentazione solo i tannini presenti nella sua pellicola esterna, che contribuiscono positivamente alla struttura del vino. Se viene spezzato, rilascia anche gli oli interni, caratterizzati da un sapore erbaceo e amarognolo difficile da mascherare in fase di affinamento. Regolare correttamente i rulli prima di iniziare a lavorare è uno dei gesti tecnici più importanti che un operatore possa compiere all’avvio di ogni giornata di vendemmia.

La separazione con l’albero diraspatore

Dopo la pigiatura iniziale, la massa di acini, succo e raspi entra in contatto con l’albero diraspatore, un cilindro rotante dotato di palette o dita in acciaio inox. Questo componente ruota a velocità controllata all’interno di una griglia cilindrica perforata: gli acini e il mosto passano attraverso i fori della griglia e cadono nel collettore inferiore, mentre i raspi vengono spinti verso l’estremità dell’albero ed espulsi lateralmente o nella parte posteriore della macchina attraverso un’uscita dedicata.

La qualità della separazione dipende da tre fattori principali: la velocità di rotazione dell’albero, il diametro dei fori della griglia e lo stato di usura delle palette. Una velocità troppo elevata può lacerare i raspi invece di espellerli interi, disperdendo frammenti di materiale ligneo nel mosto. Una velocità troppo bassa rallenta il ciclo e può causare intasamenti nella tramoggia. I costruttori forniscono per ogni modello le velocità ottimali, che variano in funzione della varietà di uva e della maturazione del frutto: uva matura con raspi più fragili richiede impostazioni diverse rispetto a un’uva acerba con raspi ancora verdi e turgidi.

Il trasferimento con la pompa centrifuga

Il mosto che cade nel collettore viene intercettato dalla pompa centrifuga, il cui ingresso si trova nella parte bassa della struttura. La pompa aspira il liquido e lo spinge attraverso un tubo flessibile in acciaio o in gomma alimentare verso il contenitore di destinazione. La pressione erogata è sufficiente per superare dislivelli verticali di qualche metro, il che permette di riempire vasche interrate, botti sopraelevate o serbatoi in cemento a quote diverse rispetto al piano di lavoro.

Il tubo flessibile di scarico ha solitamente un diametro compreso tra 50 e 80 mm e viene fornito con raccordi intercambiabili per adattarsi a bocchette di diversa misura. Alcune macchine includono un rubinetto di intercettazione sul corpo pompa, utile per interrompere il flusso senza dover spegnere il motore, ad esempio quando si cambia il contenitore di destinazione o quando si vuole controllare la qualità del prodotto durante la lavorazione senza fermare l’intero ciclo.

Tipologie e varianti costruttive

All’interno della categoria delle diraspatrici con pompa e rulli esistono varianti costruttive significative che influenzano le prestazioni, la facilità d’uso e il costo di acquisto e gestione. Conoscerle aiuta a non acquistare una macchina sovradimensionata rispetto alle proprie esigenze, o al contrario una che non regge il carico di lavoro richiesto nel momento più critico della stagione.

Macchine carrellate con telaio apribile

La configurazione più diffusa nel segmento professionale prevede un telaio metallico su ruote che permette di spostare la macchina all’interno della cantina o del piazzale di raccolta. Il telaio apribile è una caratteristica costruttiva particolarmente apprezzata: consente di aprire la scocca laterale per accedere direttamente all’albero diraspatore, alla griglia e ai rulli senza dover smontare parti della struttura. Questo semplifica enormemente la pulizia dopo ogni utilizzo e facilita l’ispezione visiva dei componenti soggetti a usura.

Le macchine carrellate sono generalmente più pesanti e ingombranti delle versioni compatte, ma offrono una stabilità superiore durante l’uso e una capacità oraria più elevata. Il peso, che in alcuni modelli supera i 100 kg, richiede l’uso di un pallet o di un carrello elevatore per il trasporto iniziale: è un aspetto da considerare già in fase di acquisto, in particolare per cantine con accessi stretti o con gradini tra il piazzale e la zona di lavorazione.

Macchine con inverter e velocità variabile

Alcune unità di fascia alta integrano un inverter che permette di regolare la velocità dell’albero diraspatore in modo continuo, senza passaggi a scatti. Questa funzione è particolarmente utile quando si lavora uva di varietà diverse nello stesso turno, o quando la maturazione non è uniforme all’interno dello stesso lotto. Aumentare la velocità per una varietà con raspi particolarmente aderenti agli acini, e ridurla per un’uva morbida e molto matura, consente di mantenere costante la qualità del mosto senza fermare la macchina tra un lotto e l’altro. L’investimento aggiuntivo si ripaga rapidamente in termini di qualità media del prodotto su più annate.

Modelli con sola diraspatura versus pigiatura integrata

Esistono anche versioni con pompa ma senza rulli: in questi modelli la macchina diraspa l’uva senza effettuare una pigiatura preliminare, trasferendo poi gli acini interi o parzialmente schiacciati nella vasca di fermentazione. Questa configurazione è preferita da chi vuole fare una macerazione carbonica, tecnica che richiede acini il più integri possibile. I modelli con rulli, invece, sono indicati quando si vuole ottenere un mosto con un buon grado di rottura delle bacche fin dall’inizio, accelerando l’estrazione di succo e componenti dalle bucce e riducendo i tempi della fase fermentativa iniziale.

Criteri di scelta: cosa valutare prima dell’acquisto

Scegliere la macchina giusta non significa necessariamente scegliere quella con le prestazioni più elevate. Significa trovare il rapporto ottimale tra capacità produttiva, costi di acquisto e gestione, facilità di manutenzione e adattabilità al proprio contesto di lavoro. I criteri che seguono sono quelli che fanno la differenza nella pratica quotidiana di cantina.

Capacità oraria rapportata al volume di produzione

La capacità oraria è espressa in quintali all’ora (q/h) o in tonnellate all’ora (t/h) e indica quanta uva la macchina è in grado di lavorare nell’unità di tempo. I modelli entry-level del segmento professionale partono da circa 15-20 q/h, mentre i modelli di fascia alta possono superare i 50 q/h. Prima di scegliere, è necessario calcolare quante ore si ha a disposizione per la lavorazione e quanti quintali di uva si prevede di raccogliere nell’arco della vendemmia.

Un errore frequente è acquistare una macchina dimensionata al picco massimo teorico, trascurando il fatto che durante la vendemmia le ore effettive di funzionamento continuo sono spesso ridotte da pause, rifornimento dei contenitori e operazioni accessorie. Una macchina con capacità del 20-30% superiore al fabbisogno medio giornaliero è una scelta più equilibrata rispetto a un modello che lavora sempre al limite delle sue possibilità, accumulando stress meccanico e aumentando il rischio di guasti nei momenti più intensi.

Materiali costruttivi e resistenza alla corrosione

Il contatto prolungato con acido tartarico, antociani e sostanze zuccherine rende la resistenza alla corrosione un requisito fondamentale. Le parti a contatto con il prodotto devono essere realizzate in acciaio inox AISI 304 come minimo, con saldature lisciate e prive di fessure dove i residui possano depositarsi. La pompa in acciaio inox è ormai un elemento standard nelle macchine professionali, ma vale la pena verificare anche lo stato della griglia, dei connettori del tubo di scarico e del collettore inferiore.

Il telaio esterno può essere in acciaio verniciato senza compromettere l’igienicità del prodotto, a patto che le superfici interne siano tutte in inox. La verniciatura del telaio tende a scheggiarsi negli anni a causa degli urti meccanici e dell’umidità presente in cantina: una verniciatura di qualità, applicata dopo zincatura o fosfatazione, dura molto più a lungo rispetto a una semplice mano di smalto su metallo grezzo e protegge meglio il telaio nel lungo periodo.

Motorizzazione e alimentazione elettrica

La grande maggioranza dei modelli professionali funziona con motori elettrici monofase (230 V) o trifase (400 V). I motori monofase sono i più pratici perché si allacciano alle normali prese domestiche, ma hanno una potenza massima più limitata rispetto ai motori trifase. Per macchine con capacità superiore ai 30 q/h, il motore trifase è solitamente la scelta tecnica più corretta: garantisce una coppia più uniforme, genera meno calore e si presta meglio ai cicli di lavoro prolungati tipici dei giorni centrali della vendemmia.

La potenza nominale del motore non corrisponde alla potenza effettiva misurata all’albero: una quota viene dissipata dal sistema di trasmissione. Per confrontare macchine diverse è più utile la potenza all’albero, che i costruttori più trasparenti indicano separatamente nella scheda tecnica. Un motore da 2 kW all’albero è generalmente sufficiente per capacità fino a 20-25 q/h; dai 30 q/h in su ci si muove nell’ambito dei 3-4 kW, con requisiti di impianto elettrico corrispondentemente più esigenti.

Caratteristiche tecniche da leggere sulla scheda prodotto

Quando si confrontano più macchine, la scheda tecnica contiene dati che a prima vista sembrano simili ma che in realtà segnalano differenze costruttive importanti. Sapere come interpretarli evita acquisti basati su informazioni superficiali o su confronti tra valori non omogenei.

  • Diametro dell’albero diraspatore: alberi di diametro maggiore offrono una superficie di lavoro più ampia e risultano meno soggetti a intasamenti con grappoli di grandi dimensioni o con varietà che hanno raspi particolarmente rigidi.
  • Numero e tipo di palette: le palette in acciaio inox pressofuso resistono meglio all’usura rispetto alle versioni stampate; alcune macchine permettono la sostituzione singola delle palette danneggiate, riducendo i costi di manutenzione nel lungo periodo.
  • Diametro dei fori della griglia: fori più grandi permettono il passaggio di acini più grossi ma possono lasciar passare anche frammenti di raspo; fori più piccoli garantiscono una separazione più netta ma rallentano leggermente il flusso e richiedono pulizie più frequenti.
  • Portata della pompa: espressa in litri al minuto o in m³/h, deve essere commisurata alla capacità di lavorazione; una pompa sottodimensionata crea un collo di bottiglia nel flusso e obbliga la macchina a rallentare o addirittura a fermarsi per accumulo di prodotto nel collettore.
  • Diametro del tubo di scarico: tubi di diametro maggiore (70-80 mm) permettono la gestione di mosti con polpa densa senza rischio di ostruzione, particolarmente utili con varietà ad alto contenuto di pectine come il Gewurztraminer o la Malvasia.

Un dettaglio spesso trascurato è la posizione dell’uscita del raspo: alcune macchine espellono il raspo direttamente verso un contenitore esterno posizionabile a lato, mentre altre lo scaricano sul piano di lavoro. La prima soluzione è molto più pratica perché evita accumuli di materiale intorno alla macchina, che possono creare scivolamenti e rendono più faticosa la pulizia a fine turno. Una macchina che scarica il raspo in modo ordinato riduce anche il rischio di contaminazione crociata quando si lavorano varietà diverse in sequenza.

Come si usa correttamente una diraspatrice con pompa e rulli

Mettere in funzione la macchina senza aver letto il manuale d’uso è uno degli errori più comuni tra i piccoli produttori che acquistano una diraspatrice per la prima volta. Le procedure di avviamento, le regolazioni e le modalità di alimentazione hanno un impatto diretto sulla qualità del prodotto finale e sulla durata della macchina.

Preparazione prima dell’avvio

Prima di ogni utilizzo è necessario verificare che tutti i componenti siano puliti e asciutti, che i raccordi del tubo di scarico siano ben fissati e che il contenitore di destinazione sia posizionato correttamente rispetto all’uscita del tubo. La macchina va avviata a vuoto per alcuni secondi prima di iniziare il caricamento dell’uva, per verificare che il motore raggiunga la velocità nominale e che non vi siano rumori anomali provenienti dai cuscinetti o dall’albero diraspatore.

La regolazione della distanza tra i rulli va effettuata a macchina ferma: si allenta il registro di bloccaggio, si porta il rullo alla posizione desiderata e si fissa nuovamente. Un gap troppo stretto può schiacciare i vinaccioli durante la pre-pigiatura; uno troppo ampio non rompe le bacche e fa lavorare l’albero diraspatore su grappoli quasi interi, aumentando il rischio di intasamenti nella griglia e di una separazione incompleta.

Alimentazione corretta della tramoggia

Il caricamento deve essere costante e regolare. Caricare troppa uva in una volta sola sovraccarica i rulli e l’albero diraspatore, causando un consumo energetico anomalo e potenziali blocchi meccanici. Il ritmo ideale prevede l’aggiunta di grappoli a piccole quantità, mantenendo il livello nella tramoggia tra un terzo e due terzi della sua capacità. Alcuni operatori usano un nastro trasportatore o un elevatore a benna per alimentare la tramoggia in modo continuo e controllato, soluzione che si giustifica economicamente quando la produzione supera i 50-60 quintali giornalieri.

L’uva non deve essere congelata né eccessivamente fredda al momento della lavorazione: temperature molto basse rendono la buccia più rigida e possono sbilanciare la pigiatura, con il rischio di lacerare i vinaccioli anche con un’impostazione dei rulli normalmente corretta. In genere si lavora a temperatura ambiente, o al massimo con uva raccolta nelle prime ore del mattino quando la temperatura non è scesa sotto i 5-8 gradi durante la notte.

Controllo durante il funzionamento

Durante la lavorazione, l’operatore deve monitorare tre aspetti in parallelo: il livello dell’uva nella tramoggia, la qualità del raspo espulso e il colore e la consistenza del mosto in uscita dalla pompa. Un raspo pulito, senza acini attaccati, indica che l’albero diraspatore sta lavorando correttamente. La presenza di molti acini interi nel raspo segnala una velocità di rotazione troppo bassa o un intasamento parziale della griglia. Il mosto in uscita deve avere una tonalità coerente con la varietà di uva lavorata: la presenza di frammenti di foglie o di materiale estraneo indica che i grappoli caricati non erano sufficientemente selezionati.

Manutenzione: come tenere la macchina in condizioni ottimali

Le diraspatrici con pompa e rulli lavorano a contatto con materiali altamente fermentescibili: zuccheri, acidi, lieviti selvaggi e muffe si depositano sulle superfici interne nel giro di poche ore dalla fine della lavorazione. Una pulizia ritardata non è solo un problema igienico per il prodotto dell’annata successiva, ma favorisce la corrosione e accelera l’usura dei componenti mobili, accorciando sensibilmente la vita utile della macchina.

Pulizia a fine lavorazione

Appena terminata la lavorazione, mentre la macchina è ancora aperta e i residui sono freschi, si procede con un lavaggio iniziale con acqua a temperatura ambiente per rimuovere la maggior parte dei residui solidi. Il telaio apribile permette di portare il getto d’acqua direttamente sull’albero diraspatore e sulla griglia. Dopo aver eliminato i residui grossolani, si lava con acqua calda – non oltre i 60 gradi per non deformare le guarnizioni in gomma – aggiungendo un detergente specifico per attrezzature enologiche, privo di cloro e formulato per il contatto indiretto con alimenti.

La pompa va pulita facendo girare il motore con acqua pulita per alcuni minuti, in modo che il flusso idrico rimuova i residui di mosto dalle pareti interne della girante e dal corpo pompa. I raccordi del tubo di scarico vanno smontati, lavati separatamente e lasciati asciugare prima del rimontaggio. Le guarnizioni in gomma delle connessioni devono essere ispezionate a ogni lavaggio: una guarnizione fessurata o deformata crea perdite e può contaminare il prodotto con aria, accelerando i processi ossidativi nel mosto.

Manutenzione periodica e conservazione invernale

A fine vendemmia, prima di riporre la macchina, è necessario eseguire alcune operazioni che ne garantiscono la funzionalità per l’anno successivo. L’albero diraspatore va estratto e le palette vanno verificate una per una: quelle con segni di usura pronunciata, con deformazioni o con cricche superficiali devono essere sostituite prima del rimontaggio, preferibilmente con ricambi originali per mantenere l’equilibrio rotazionale dell’albero.

I rulli in gomma devono essere rimossi e conservati separatamente in un ambiente fresco e asciutto, al riparo dalla luce solare diretta che accelera la degradazione della gomma nel tempo. Prima di rimettere in funzione la macchina la stagione successiva, i cuscinetti devono essere lubrificati con il grasso specifico indicato nel manuale: non un lubrificante minerale standard, ma un grasso alimentare conforme alle normative europee, adatto a parti che possono venire a contatto indiretto con alimenti. Il corpo pompa va svuotato completamente e lasciato con i fori di scarico aperti durante il periodo di riposo, per evitare ristagni d’acqua che causano corrosione interna anche nelle versioni in inox.

Sicurezza: regole fondamentali per operare senza rischi

Le diraspatrici con pompa e rulli sono macchine con organi in movimento rapido, superfici taglienti e componenti elettrici che lavorano in prossimità di liquidi. La combinazione di questi fattori impone il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza previste dalla direttiva macchine europea e dal D.Lgs. 81/2008 in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il rischio principale è legato all’accesso involontario alla tramoggia durante il funzionamento. Non bisogna mai introdurre le mani o strumenti nella tramoggia a macchina accesa, nemmeno per rimuovere un intasamento apparentemente visibile dall’alto: la forza esercitata dai rulli e la velocità di rotazione dell’albero sono sufficienti a causare lesioni gravi. Per rimuovere un blocco si deve sempre spegnere il motore, attendere l’arresto completo di tutti gli organi mobili – che può richiedere alcuni secondi dopo lo spegnimento – e solo allora intervenire manualmente.

  • Indossare sempre guanti resistenti all’abrasione e calzature antinfortunistiche durante l’uso della macchina.
  • Non modificare né rimuovere le protezioni originali degli organi di trasmissione, come cinghie e pulegge.
  • Verificare che i cavi elettrici siano in buono stato prima di ogni avviamento: cavi pelati o connessioni umide sono la principale causa di cortocircuiti in cantina.
  • Non operare su superfici bagnate o sdrucciolevoli senza calzature con suola antiscivolo.
  • Tenere le persone non autorizzate, in particolare i bambini, a distanza di sicurezza durante il funzionamento.

Le macchine marcate CE, obbligatorie in Europa, sono soggette a una valutazione del rischio da parte del costruttore e devono essere corredate di manuale d’uso in lingua italiana, dichiarazione di conformità e schema elettrico. Prima di acquistare una macchina di provenienza extra-UE, è fondamentale verificare con attenzione la presenza di queste documentazioni e la disponibilità di assistenza tecnica sul territorio nazionale.

Errori frequenti che compromettono il lavoro e la macchina

Alcuni errori sono talmente comuni da meritare una trattazione esplicita. Non si tratta di comportamenti negligenti, ma spesso di abitudini ereditate da pratiche manuali o di interpretazioni errate delle indicazioni del costruttore.

Caricare uva con grappoli incompleti o con foglie è uno degli errori più diffusi tra chi vendemmia manualmente senza eseguire una cernita accurata. Le foglie e i piccioli non vengono separati correttamente dall’albero diraspatore e tendono ad accumularsi nella griglia, riducendone la permeabilità e costringendo a fermarsi per interventi di pulizia nel mezzo del turno. La selezione del materiale va fatta prima che l’uva arrivi in tramoggia, non dopo.

Un secondo errore ricorrente riguarda la mancata regolazione dei rulli in funzione della varietà. Chi utilizza la macchina sempre con le stesse impostazioni – spesso quelle di fabbrica o quelle adottate nell’ultima vendemmia – ottiene risultati mediocri quando lavora varietà con caratteristiche dimensionali e strutturali diverse. Ogni cambio di varietà dovrebbe essere accompagnato da una verifica della distanza tra i rulli e da una valutazione visiva del mosto nelle prime minute di lavorazione, con eventuali correzioni in corsa.

Un terzo errore riguarda la pulizia: lavare la macchina con acqua eccessivamente calda o con detergenti aggressivi non idonei all’acciaio inox. Alcuni detersivi domestici contengono cloro attivo, che attacca l’inox e favorisce la corrosione intergranulare, visibile solo dopo anni ma che riduce drasticamente la vita utile dei componenti a contatto con il prodotto. I detergenti indicati per uso enologico sono formulati con agenti alcalini o acidi specifici che puliscono efficacemente senza aggredire il metallo.

Un errore che riguarda invece la fase di acquisto è scegliere una macchina basandosi esclusivamente sul prezzo o sulla capacità oraria dichiarata, senza verificare la disponibilità di ricambi, l’assistenza tecnica nel territorio e la reperibilità dei consumabili come rulli, palette e guarnizioni. Una macchina che si ferma durante la vendemmia per mancanza di un ricambio causa un danno economico che supera facilmente la differenza di prezzo rispetto a un modello con una rete di supporto consolidata.

Investire in una diraspatrice professionale con pompa e rulli significa scegliere uno strumento che accompagnerà la produzione per molte stagioni. La qualità costruttiva, la facilità di manutenzione e la disponibilità di supporto tecnico sono criteri che pesano quanto le prestazioni dichiarate – e che spesso diventano decisivi nel momento in cui la macchina deve operare al massimo del suo potenziale, durante i giorni più intensi della vendemmia, quando non c’è tempo né margine per improvvisare soluzioni di emergenza.

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