Diraspatrici con Pompa: Come Sceglierle e Usarle al Meglio

Quando la vendemmia si concentra in pochi giorni e la cantina deve processare quintali di uva in tempi stretti, ogni ora persa si traduce in qualità compromessa e costi aggiuntivi. La diraspatura tradizionale – affidata a macchine prive di sistema di pompaggio o svolta in parte manualmente – rallenta tutta la catena di lavorazione: i raspi restano a contatto con il mosto più a lungo del necessario, i contenitori di fermentazione si riempiono in modo irregolare e l’operatore è costretto a spostare fisicamente la macchina o a gestire travasamenti con attrezzature separate. Le diraspatrici con pompa eliminano queste criticità combinando in un unico macchinario la separazione degli acini dai raspi e il trasferimento automatico del prodotto verso il punto di raccolta designato. È una soluzione pensata per chi vinifica con serietà, che si tratti di una cantina familiare di media capacità o di un’azienda agricola che lavora migliaia di chilogrammi di uva per stagione.

Nel più ampio panorama delle attrezzature enologiche, le diraspatrici e pigiatrici coprono esigenze molto diverse tra loro: dalla semplice pigiatrice manuale per piccoli quantitativi fino ai sistemi automatici professionali di grande capacità. Le diraspatrici con pompa si collocano nella fascia alta di questo spettro, progettate specificamente per ridurre al minimo l’intervento manuale e massimizzare la produttività durante le fasi più critiche della raccolta.

A cosa servono le diraspatrici con pompa

Il raspo – la struttura lignea e ramificata che sostiene gli acini nel grappolo d’uva – contiene tannini amari, sostanze erbacee e composti vegetali che, se finissero nel mosto durante la fermentazione, altererebbero profondamente il profilo aromatico e gustativo del vino. La diraspatura è quindi un’operazione fondamentale nel processo di vinificazione: consiste nel separare meccanicamente gli acini dai raspi prima che il mosto inizi a fermentare. Se questa fase viene eseguita male o con ritardo, i raspi cedono sostanze indesiderate che nessun trattamento successivo riesce a eliminare completamente dal prodotto finale.

La pompa integrata aggiunge un secondo livello di automazione al processo. Una volta che gli acini sono stati separati dai raspi, la macchina trasferisce autonomamente il mosto verso il contenitore di fermentazione, che può trovarsi anche a diversi metri di distanza o a un livello diverso rispetto alla macchina stessa. Questo elimina la necessità di posizionare la diraspatrice direttamente sopra la vasca o di ricorrere a pompe di travaso aggiuntive, garantendo un flusso di lavoro continuo senza interruzioni operative inutili.

Le funzioni principali svolte da questi macchinari sono:

  • Separazione accurata degli acini dai raspi, con espulsione automatica di questi ultimi all’esterno della macchina
  • Schiacciamento parziale e controllato degli acini nei modelli con rulli, per favorire il rilascio del succo senza rompere i vinaccioli
  • Trasferimento del mosto o della pasta d’uva verso i contenitori di fermentazione tramite la pompa integrata
  • Riduzione significativa dei tempi di lavorazione complessivi e del numero di operatori necessari durante la vendemmia

Come funziona una diraspatrice con pompa

Comprendere il funzionamento interno di questi macchinari è utile sia per usarli correttamente sia per diagnosticare eventuali anomalie durante il lavoro. Il processo si svolge in fasi sequenziali, ognuna delle quali prepara il prodotto per quella successiva.

Il caricamento nella tramoggia

I grappoli d’uva vengono versati nella tramoggia di carico, posizionata nella parte superiore della macchina. Questa vasca ricevente è dimensionata in proporzione alla portata oraria del macchinario: i modelli più compatti hanno tramogge più contenute rispetto a quelli ad alta capacità produttiva. La tramoggia è realizzata quasi sempre in acciaio inossidabile o in polietilene alimentare, due materiali che non rilasciano sostanze nocive a contatto con il mosto e che si puliscono rapidamente al termine di ogni sessione.

La diraspatura vera e propria

Dalla tramoggia, l’uva scende verso il cilindro diraspatore, un tamburo forato che ruota a velocità controllata e che presenta al suo interno palette o denti metallici. I grappoli vengono battuti contro le pareti del cilindro e trascinati lungo il suo asse longitudinale: gli acini, avendo un diametro inferiore ai fori della griglia cilindrica, cadono verso il basso, mentre i raspi – più rigidi e voluminosi – vengono convogliati fino all’uscita laterale o posteriore della macchina ed espulsi all’esterno in modo continuo. La velocità di rotazione del cilindro influisce direttamente sulla delicatezza del trattamento: velocità troppo elevate aumentano la probabilità di danneggiare gli acini e di rompere i vinaccioli.

La pigiatura con rulli nei modelli che la prevedono

In molte varianti di diraspatrici con pompa, sotto il cilindro diraspatore sono installati rulli in gomma alimentare che schiacciano delicatamente gli acini caduti dalla griglia. La distanza tra i rulli è regolabile tramite viti di registro o distanziali calibrati, il che consente di adattare la pressione di pigiatura al tipo di uva e allo stile enologico desiderato. Un’impostazione corretta massimizza l’estrazione di mosto senza rompere i vinaccioli: i semi, se spezzati, rilascerebbero oli amari e acidi grassi che alterano il profilo gustativo del vino. I rulli mantengono una distanza costante tra loro anche sotto carico grazie a molle di contrasto, evitando irregolarità nella pigiatura causate dalle variazioni di dimensione tra i singoli acini.

Il pompaggio verso i contenitori di fermentazione

Il mosto e la pasta d’uva prodotti cadono nella vasca inferiore della macchina, da dove la pompa centrifuga in acciaio inox li aspira e li spinge attraverso un tubo flessibile verso il contenitore di fermentazione. La pompa centrifuga è la soluzione più adottata in questo tipo di macchine: genera una pressione costante, gestisce bene la presenza di parti solide in sospensione come frammenti di polpa, e mantiene un flusso uniforme nonostante le variazioni di viscosità tipiche del mosto nelle diverse fasi della vendemmia. Il diametro del tubo di uscita – normalmente compreso tra 50 e 80 mm – influisce sulla portata effettiva e deve essere compatibile con i raccordi delle vasche di fermentazione già presenti in cantina.

Le tipologie disponibili sul mercato

Il mercato delle diraspatrici con pompa offre configurazioni diverse, pensate per esigenze produttive e stili enologici differenti. Conoscere le distinzioni principali permette di orientarsi con maggiore precisione tra i modelli disponibili e di evitare acquisti che non corrispondono alle reali necessità della propria cantina.

Modelli con sola pompa centrifuga

Sono la configurazione più diffusa nella fascia professionale. La macchina separa i raspi, lascia gli acini sostanzialmente interi e trasferisce il prodotto tramite una pompa centrifuga integrata, senza prevedere una fase attiva di pigiatura. Il mosto si libera naturalmente dall’urto degli acini con le pareti del cilindro e per compressione reciproca durante il pompaggio. Questo approccio è particolarmente adatto alla produzione di vini rossi che richiedono una macerazione prolungata in vasca, dove si preferisce far rilasciare gradualmente le sostanze coloranti e i tannini dalle bucce integre nel corso della fermentazione.

Pigiadiraspatrici con pompa e rulli

Questi modelli aggiungono al processo la fase di pigiatura tramite rulli in gomma alimentare regolabili, schiacciano gli acini subito dopo la diraspatura e pompano il prodotto verso le vasche. Il vantaggio principale è una maggiore estrazione immediata di mosto, con un conseguente arricchimento precoce del liquido che andrà in fermentazione. Sono apprezzate per la vinificazione di uve bianche e rosate, dove si cerca una rapida separazione delle bucce dal mosto, e per la produzione di rossi che puntano a una struttura tannica meno pronunciata. La possibilità di regolare la distanza tra i rulli permette di adattare il processo al tipo di uva e alla ricetta enologica adottata per ogni lotto.

Modelli con vasca apribile

Una variante costruttiva presente in alcune macchine di fascia medio-alta prevede una vasca di raccolta apribile – spesso descritta come vasca a conchiglia – che si apre completamente per facilitare la pulizia interna e l’ispezione dei componenti senza dover smontare strutture. È una caratteristica molto apprezzata in contesti di produzione professionale, dove la macchina deve essere lavata e sanificata più volte nell’arco della stessa giornata operativa, tra un lotto di uva e il successivo.

Le caratteristiche tecniche da valutare prima dell’acquisto

Quando si confrontano modelli diversi, alcune specifiche tecniche meritano un’analisi attenta perché incidono direttamente sulle prestazioni quotidiane e sulla durata complessiva del macchinario. Leggere la scheda tecnica con occhio critico evita sorprese spiacevoli al momento della prima vendemmia.

Portata oraria

La portata oraria – espressa in kg/h o quintali per ora – indica quanta uva la macchina è in grado di processare in condizioni operative standard. I modelli semiprofessionali partono da circa 1.000-1.500 kg/h; quelli destinati a cantine di medie dimensioni si collocano nella fascia 3.000-5.000 kg/h; i modelli industriali superano i 7.000-10.000 kg/h. Non è sufficiente scegliere un modello che copra il fabbisogno minimo teorico: è consigliabile avere un margine del 20-30% rispetto alle necessità di picco, per evitare di lavorare sempre al limite della capacità e di usurare prematuramente i componenti interni.

Motorizzazione

I motori più comuni sono elettrici monofase a 220V o trifase a 380V. Il motore monofase è più accessibile e non richiede impianti elettrici dedicati, ma presenta limiti di potenza che lo rendono adatto a produzioni fino a circa 2.000-3.000 kg/h. Oltre questa soglia, il motore trifase garantisce maggiore affidabilità, temperature di esercizio più contenute e una vita utile significativamente più lunga. La potenza nominale deve essere adeguata non solo alla capacità del cilindro diraspatore, ma anche alla spinta che la pompa centrifuga deve sviluppare per trasferire il prodotto alla distanza e all’altezza richieste dalla configurazione della cantina.

Materiali costruttivi

Le parti a contatto con il mosto devono essere realizzate in materiali idonei all’uso alimentare e resistenti alla corrosione da acidi organici. L’acciaio inossidabile AISI 304 è lo standard minimo accettabile per tramoggia, cilindro diraspatore, vasca inferiore, corpo pompa e girante. In condizioni di lavoro molto aggressive – mosti ad alta acidità o sanificazioni frequenti con prodotti chimici concentrati – è preferibile l’AISI 316, che offre una resistenza superiore alla corrosione localizzata. I rulli di pigiatura devono essere certificati per uso alimentare, privi di plastificanti e resistenti all’usura meccanica prolungata. Le macchine con componenti in alluminio non anodizzato o in plastiche generiche nelle zone bagnate vanno considerate con molta cautela.

Mobilità e ingombro

La quasi totalità dei modelli professionali è montata su carrello con ruote, che consente di spostare la macchina agevolmente all’interno della cantina senza ausili meccanici. La presenza di ruote con sistema frenante è un dettaglio pratico molto utile: bloccare la macchina durante il funzionamento evita spostamenti causati dalle vibrazioni, che altrimenti si traducono in perdite di mosto o in disallineamenti del tubo di mandata. L’ingombro complessivo – da valutare con attenzione in relazione agli spazi disponibili tra le vasche e i corridoi della cantina – varia significativamente tra i modelli di portata minima e quelli ad alta capacità produttiva.

Diametro e caratteristiche del tubo di mandata

Il tubo di uscita della pompa collega la macchina ai contenitori di fermentazione. Il diametro standard oscilla tra 50 e 80 mm: un diametro maggiore riduce le perdite di carico lungo il percorso e consente di trasportare il prodotto a distanze più elevate mantenendo la portata nominale. Prima dell’acquisto, verificare che i raccordi siano compatibili con le tubature già installate in cantina evita adattamenti improvvisati durante la vendemmia, quando il tempo disponibile per risolvere problemi tecnici è sempre limitato.

Come scegliere il modello più adatto alla propria cantina

La scelta della diraspatrice con pompa più appropriata dipende da una combinazione di variabili che vanno analizzate prima di confrontare le schede tecniche dei singoli prodotti. Partire dalle proprie necessità reali, anziché dalle caratteristiche sulla carta, porta quasi sempre alla scelta corretta.

Il primo dato da definire è la quantità totale di uva lavorata ogni vendemmia e il numero di giorni in cui si concentra la raccolta. Se si vinificano 50 quintali distribuiti su cinque giorni, il fabbisogno giornaliero è di 10 quintali – un volume gestibile anche con macchine di fascia medio-bassa. Se invece la raccolta avviene in uno o due giorni, la portata oraria del macchinario diventa il fattore critico e occorre scegliere un modello generoso rispetto al minimo necessario.

Il secondo elemento è la tipologia di vino prodotto. Chi vinifica prevalentemente bianchi o rosati trarrà maggior vantaggio dai modelli con rulli, che accelerano la separazione del mosto dalle bucce e producono un mosto più ricco fin dall’inizio della fermentazione. Chi lavora prevalentemente rossi strutturati potrebbe invece preferire una macchina senza rulli, lasciando gli acini sostanzialmente interi per controllare meglio la cessione di antociani e tannini durante la macerazione in vasca.

Un terzo aspetto – spesso sottovalutato – riguarda le caratteristiche fisiche della cantina: altezza dei locali, larghezza dei corridoi tra le vasche, presenza di dislivelli tra il punto di scarico dell’uva e le vasche di fermentazione. La pompa integrata permette di trasferire il mosto in quota e a distanza, ma entro i limiti di prevalenza specificati nelle caratteristiche tecniche. Superare questi limiti senza aver verificato la compatibilità rischia di sovraccaricare il motore o di ottenere una portata effettiva molto inferiore a quella nominale.

Infine, il budget va valutato tenendo conto del costo totale di proprietà: prezzo di acquisto, costo della manutenzione ordinaria e straordinaria, consumo energetico e stima della vita utile attesa. Una macchina di qualità superiore – con componenti in acciaio di grado migliore, motorizzazione trifase e pompa dimensionata con margine – ha un costo iniziale più elevato ma richiede interventi di manutenzione meno frequenti e mantiene prestazioni costanti nel tempo.

Diraspatrice con pompa vs senza pompa

La domanda se la pompa integrata sia davvero necessaria – rispetto a una diraspatrice tradizionale più economica – merita una risposta precisa, perché le due soluzioni rispondono a esigenze operative fondamentalmente diverse.

Le diraspatrici senza pompa devono essere posizionate direttamente sopra o immediatamente a fianco del contenitore di raccolta, che viene riempito per caduta diretta. Questa configurazione è meccanicamente più semplice e ha un prezzo di acquisto inferiore, ma impone vincoli di posizionamento che possono essere difficili da soddisfare in cantine con spazio ridotto, con vasche di fermentazione interrate, o con dislivelli marcati tra il punto di scarico dell’uva e le vasche. Quando un contenitore è pieno, l’operatore deve interrompere il lavoro per spostare la macchina o la vasca, con perdite di tempo non trascurabili nelle giornate di vendemmia intensa.

Le diraspatrici con pompa lavorano a terra su superficie piana e pompano il prodotto a distanza tramite il tubo flessibile. Questo si traduce in piena libertà di posizionamento all’interno della cantina, possibilità di riempire più vasche in sequenza senza spostare nulla, e un flusso di lavoro continuo che non dipende dalla geometria dell’impianto. La differenza di prezzo rispetto alle versioni senza pompa si ammortizza rapidamente considerando il tempo risparmiato e la riduzione del personale necessario durante la vendemmia.

Consigli pratici per un utilizzo ottimale

Anche il macchinario migliore produce risultati deludenti se viene usato in modo approssimativo. Alcuni accorgimenti pratici – che raramente compaiono nei manuali di istruzione – fanno una differenza concreta sulla qualità del mosto e sull’efficienza operativa complessiva.

Prima di avviare la macchina

Verificare lo stato dei componenti principali prima di ogni sessione. Le palette del cilindro diraspatore devono essere integre e ben fissate: una paletta allentata crea rumore anomalo e può compromettere la qualità della separazione. I rulli – nei modelli che li prevedono – vanno puliti e regolati alla distanza appropriata per il tipo di uva che si andrà a lavorare. Verificare che il tubo di mandata sia libero da ostruzioni e che i raccordi siano ben serrati. Versare una piccola quantità di acqua nella vasca inferiore prima di avviare il motore: la pompa centrifuga lavora correttamente solo quando è presente del liquido al suo interno, e avviarla a secco causa surriscaldamento della girante e usura accelerata delle guarnizioni interne.

Durante il funzionamento

Caricare la tramoggia in modo costante e moderato, evitando di riversare grandi quantità di uva in una sola volta. Un carico eccessivo rischia di creare ingorghi nel cilindro diraspatore e di sovraccaricare il motore. Distribuire il caricamento nel tempo – con brevi pause tra un carico e il successivo – ottimizza la portata effettiva e riduce lo stress meccanico sui componenti. Se si lavora con uve molto mature e acini morbidi, ridurre la pressione dei rulli per evitare una pigiatura eccessiva. Se si lavora con varietà a grappolo compatto e acini duri, si può aumentare leggermente il ritmo di caricamento per sfruttare al massimo la capacità della macchina.

Monitorare la temperatura del motore durante le sessioni prolungate, specialmente nelle giornate più calde della vendemmia. Prevedere pause di raffreddamento ogni due o tre ore di funzionamento continuo è una pratica prudente che prolunga la vita del motore e previene l’intervento delle protezioni termiche, che spengono automaticamente la macchina richiedendo poi un tempo di attesa prima di poter riavviare.

Manutenzione: come garantire anni di efficienza

La manutenzione di una diraspatrice con pompa si divide in operazioni da eseguire dopo ogni utilizzo e in controlli periodici da programmare all’inizio e alla fine della stagione enologica. Un piano di manutenzione regolare è il fattore che più di ogni altro determina la durata utile del macchinario e la costanza della qualità produttiva.

Pulizia dopo ogni utilizzo

Il lavaggio deve iniziare subito dopo lo spegnimento della macchina, prima che i residui di mosto si secchino sulle superfici interne. Il mosto è ricco di zuccheri che cristallizzano rapidamente, e una volta essiccati possono bloccare meccanismi mobili o intasare la pompa. Far scorrere acqua pulita attraverso l’intero circuito – dalla tramoggia al tubo di mandata – finché il liquido in uscita è completamente limpido. Seguire con un prodotto sanificante specifico per attrezzatura enologica, che elimina batteri e lieviti residui senza attaccare i metalli o lasciare residui che potrebbero influire sul mosto nelle sessioni successive.

Il tubo di mandata merita attenzione particolare perché è facile dimenticarlo durante il lavaggio generale. Al suo interno si accumulano residui che fermentano rapidamente e diventano focolai di contaminazione batterica in grado di compromettere l’intero lotto successivo. Scollegarlo dalla macchina dopo ogni sessione, lavarlo internamente con un getto d’acqua ad alta pressione, e tenerlo in posizione verticale o arrotolato e asciutto fino al prossimo utilizzo.

Controlli stagionali

Prima di ogni vendemmia, eseguire un collaudo a vuoto della macchina per verificare che tutti i componenti girino correttamente e che non ci siano rumori anomali o vibrazioni eccessive. Controllare le cinghie di trasmissione – dove presenti – per verificarne la tensione e lo stato di usura: una cinghia troppo allentata scivola sotto carico e riduce l’efficienza di trasmissione; una troppo tesa sovraccarica i cuscinetti e accorcia la loro vita. Lubrificare i cuscinetti secondo le indicazioni del costruttore, usando esclusivamente grassi con certificazione alimentare nelle zone dove la lubrificazione potrebbe entrare in contatto indiretto con il prodotto lavorato.

Al termine della vendemmia, smontare la pompa e pulirne manualmente la girante per rimuovere eventuali incrostazioni consolidate. Conservare la macchina in un luogo asciutto e protetto dalla polvere, preferibilmente coperta con un telo. In cantine soggette a temperature invernali molto basse, accertarsi che non rimanga liquido intrappolato nella pompa o nel tubo di mandata: l’acqua residua che ghiaccia si espande e può causare crepe o deformazioni nei componenti interni, rendendo necessarie riparazioni costose prima della stagione successiva.

Sicurezza: le precauzioni indispensabili

Le diraspatrici con pompa sono macchinari con parti in movimento ad alta velocità e motori di potenza significativa. Il rispetto delle norme di sicurezza elementari non è una questione formale: gli incidenti con macchine enologiche accadono quasi sempre per distrazione o per eccessiva familiarità con il macchinario, nel momento in cui l’operatore smette di percepire il rischio presente.

Le precauzioni fondamentali da rispettare includono:

  • Non avvicinare mai le mani alla tramoggia o al cilindro diraspatore durante il funzionamento, nemmeno quando la macchina sembra ferma – potrebbe essere ancora in fase di decelerazione
  • Indossare guanti resistenti ai tagli durante il caricamento dell’uva, per proteggersi da frammenti di raspi o ramoscelli presenti tra i grappoli
  • Bloccare le ruote della macchina con i freni prima di avviarla, per evitare spostamenti causati dalle vibrazioni durante il funzionamento
  • Non sovraccaricare la tramoggia oltre la portata dichiarata nelle specifiche tecniche del costruttore
  • Verificare che il cavo di alimentazione e la spina siano in perfetto stato prima di ogni collegamento alla rete elettrica
  • Tenere personale non formato e bambini a distanza di sicurezza durante tutta la sessione operativa

Per le macchine con motore trifase, il collegamento all’impianto elettrico deve essere eseguito da un elettricista qualificato. L’impianto deve essere protetto da un interruttore differenziale calibrato sulla corrente nominale del motore. Non utilizzare prolunghe non dimensionate per la potenza assorbita: il rischio non è solo il guasto per surriscaldamento del cavo, ma anche la mancanza di protezione in caso di dispersione verso terra.

Gli errori più frequenti da evitare

Conoscere gli errori tipici che si commettono con le diraspatrici con pompa aiuta a prevenirli, soprattutto nelle prime stagioni di utilizzo della macchina. Molti di questi errori sono apparentemente innocui ma hanno conseguenze che si manifestano solo settimane o mesi dopo.

Caricare uva senza selezionarla preventivamente è uno degli errori più comuni e potenzialmente costosi. Foglie, ramoscelli, sassi e corpi estranei presenti tra i grappoli possono bloccare il cilindro diraspatore, perforare la griglia o danneggiare la girante della pompa. Una rapida selezione visiva durante il caricamento nella tramoggia richiede pochi secondi e previene la maggior parte dei blocchi meccanici.

Non regolare i rulli tra una varietà e l’altra è un errore che si paga in qualità del mosto. Ogni varietà ha acini di dimensione e consistenza diverse; un’impostazione valida per un’uva compatta a buccia spessa può risultare eccessiva per una varietà con acini morbidi e vinaccioli delicati, con il rischio di rilasciare sostanze indesiderate nel prodotto.

Avviare la pompa a secco è un errore frequente nelle fasi iniziali della lavorazione, quando la vasca inferiore è ancora vuota. La pompa centrifuga deve avere del liquido al suo interno per funzionare correttamente: senza la lubrificazione fornita dal fluido, la girante si surriscalda e le guarnizioni si usurano in tempi brevissimi, con conseguente perdita di efficienza e necessità di sostituzione anticipata dei componenti.

Rimandare il lavaggio a fine giornata – quando si è stanchi e si vorrebbe smettere di lavorare – è una cattiva abitudine che nel tempo causa incrostazioni difficili da rimuovere, contaminazioni batteriche nei lotti successivi e usura accelerata dei componenti interni. Trattare il lavaggio come parte integrante del processo di lavorazione, non come un’attività opzionale da svolgere quando capita, è fondamentale per mantenere costante la qualità della produzione stagione dopo stagione.

Approfondimenti

Per approfondire la scelta in base alle specifiche tecniche o alla configurazione della macchina più adatta alle proprie esigenze, consulta le guide dedicate:

Investire in una diraspatrice con pompa di buona qualità significa trasformare una delle fasi più delicate della vinificazione in un processo fluido, controllato e ripetibile stagione dopo stagione. La separazione accurata dei raspi protegge il profilo aromatico del vino fin dai primi minuti di lavorazione; il trasferimento automatico del mosto elimina perdite di tempo e alleggerisce il lavoro fisico degli operatori; i materiali in acciaio inossidabile garantiscono igiene duratura e resistenza all’usura. Scegliere il modello giusto – valutando portata oraria, tipo di motorizzazione, presenza o meno dei rulli di pigiatura e compatibilità con la propria cantina – è un investimento che si ripaga in qualità del prodotto finale e in efficienza operativa, con benefici concreti che si manifestano a ogni vendemmia.

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