Aratri per Trattore: Caratteristiche, Scelta e Uso

L’aratura è una delle operazioni agronomiche più antiche e al tempo stesso più determinanti nel ciclo produttivo di qualsiasi appezzamento. Eppure, nonostante secoli di pratica, scegliere l’aratro giusto per il proprio trattore rimane una decisione che richiede conoscenza tecnica e attenzione alle caratteristiche specifiche del terreno. Bastano pochi errori – il numero sbagliato di vomeri, una regolazione approssimativa, una potenza del trattore insufficiente – per ottenere un’aratura mediocre che compromette la semina e il raccolto successivo.

Capire come funziona un aratro, quali tipologie esistono e come abbinare lo strumento al contesto di utilizzo è il primo passo per trasformare questa lavorazione in un’operazione efficace e conveniente. Chi vuole farsi un’idea dell’intera gamma di soluzioni disponibili per la lavorazione del suolo può partire esplorando la categoria degli aratri, assolcatori e rincalzatori per trattore, strumenti spesso complementari che coprono fasi diverse della preparazione del campo.

A cosa serve un aratro per trattore

L’aratro posteriore per trattore è lo strumento destinato alla lavorazione primaria del suolo: il suo compito principale è sollevare, rivoltare e sminuzzare le zolle di terreno, portando in superficie strati che erano stati compattati da piogge, calpestio e vegetazione. Questa operazione, definita tecnicamente aratura, costituisce il punto di partenza per qualsiasi ciclo colturale annuale e viene eseguita solitamente al termine della raccolta, prima delle semine successive.

Attraverso il rivoltamento delle zolle, l’aratro interra i residui della coltura precedente – paglia, stocchi, radici – e le erbe infestanti sviluppatesi nel periodo intercorrente. L’interramento di questa massa organica avvia un processo di decomposizione che reintegra sostanza nutritiva nel suolo nelle settimane successive. Allo stesso tempo, lo smuovimento del terreno rompe la crosta superficiale e aumenta la porosità degli strati sottostanti, favorendo l’infiltrazione dell’acqua e la circolazione dell’aria tra le particelle.

I benefici agronomici dell’aratura non si limitano alla preparazione del letto di semina. Rivoltare il suolo porta alla luce le larve di insetti dannosi, esponendole ai predatori naturali e alle temperature atmosferiche. Riduce le popolazioni di nematodi e funghi patogeni che si concentrano nei primi centimetri superficiali. Favorisce l’attività dei microrganismi benefici che vivono negli strati più profondi del profilo.

In sintesi, un aratro ben scelto e correttamente impiegato permette di:

  • Rompere la compattazione e rinnovare la struttura fisica del suolo
  • Interrare residui colturali e massa verde, avviando la decomposizione aerobica
  • Eliminare meccanicamente le erbe infestanti presenti in superficie
  • Creare condizioni ottimali per la germinazione e l’attecchimento delle colture successive
  • Ridurre le popolazioni di parassiti che svernano negli strati superficiali del terreno

Come funziona un aratro per trattore

Il principio di funzionamento di un aratro posteriore è relativamente lineare, ma la sua efficacia dipende dall’interazione coordinata di diverse componenti. Il trattore trascina l’aratro attraverso il terreno a una velocità generalmente compresa tra i 4 e gli 8 km/h, trasferendo la forza necessaria attraverso i bracci dell’attacco a tre punti e, in alcuni modelli, attraverso la presa di forza.

Il vomere – il componente metallico cuneiforme che penetra orizzontalmente nel suolo – taglia la zolla nella sua parte inferiore, separandola dalla massa di terra sottostante. Sopra il vomere è posizionato il coltro, una lama verticale che incide il suolo prima del vomere stesso, delimitando lateralmente il solco e favorendo un taglio netto e preciso. Senza coltro, il taglio laterale risulterebbe strappato e irregolare.

La zolla così separata viene poi convogliata e ribaltata dal versoio, la parte curva e inclinata che costituisce la superficie di scorrimento dell’aratro. Il versoio determina in larga misura la qualità del ribaltamento: deve portare la zolla capovolta in modo uniforme, senza lasciarla cadere di lato o in avanti, garantendo che i residui vegetali rimangano interrati con continuità. La forma del versoio – cilindrica, semielicoidale o elicoidale – cambia il comportamento dell’aratro su terreni con diverse caratteristiche di coesione e umidità.

La profondità di lavoro – tipicamente tra i 20 e i 35 centimetri per un’aratura ordinaria – viene regolata attraverso la geometria dell’attacco a tre punti e la posizione delle ruote di profondità presenti su alcuni modelli. La larghezza del solco dipende invece dalla dimensione del vomere e dalla regolazione laterale dell’aratro rispetto all’asse del trattore.

Tipologie di aratri per trattore

Il mercato offre diverse famiglie di aratri, ciascuna progettata per rispondere a esigenze specifiche di terreno, dimensione dell’appezzamento e tipo di lavorazione richiesta.

Aratri a vomere fisso

Gli aratri a vomere fisso sono i più diffusi nel segmento hobbistico e semi-professionale. In questa categoria si distinguono i modelli monovomere, bivomere e trivomere, in base al numero di unità di taglio presenti sull’attrezzatura. Il monovomere è indicato per terreni di piccole dimensioni e per trattori di potenza limitata, nell’ordine dei 18-35 CV; il bivomere rappresenta la soluzione più equilibrata per appezzamenti medi, con trattori da 35 a 60 CV; il trivomere richiede già potenze importanti, da 55-60 CV in su, ed è indicato per chi gestisce superfici considerevoli con regolarità.

Un aspetto caratteristico degli aratri fissi è la direzione di ribaltamento: questi strumenti rivoltano la terra sempre dallo stesso lato, il che significa che a ogni capezzagna occorre manovrare in modo da rientrare con la stessa impostazione di andatura. Questo sistema produce i caratteristici solchi paralleli con un rilievo centrale e due muraglie laterali, uno schema che richiede attenzione nella gestione delle testate e nella scelta della tecnica di andatura.

Aratri reversibili

L’aratro reversibile – detto anche biancorso – risolve elegantemente il problema della direzione di ribaltamento. Dispone di due serie di vomeri speculari, montati su un telaio girevole: al termine di ogni passata, l’operatore ruota il gruppo vomere attraverso un attuatore idraulico, e la passata successiva avviene in direzione opposta ribaltando le zolle sempre dallo stesso lato. Il risultato è un campo arato senza solchi centrali né periferici, con la superficie lasciata particolarmente uniforme e omogenea.

Il prezzo da pagare è una struttura meccanica più complessa e un peso maggiore, con conseguente maggiore richiesta di potenza al trattore. Gli aratri reversibili sono molto apprezzati in ambito professionale e in tutti quei contesti dove la qualità dell’aratura è prioritaria e i tempi di manovra in capezzagna devono essere ridotti al minimo.

Aratri chisel e scarificatori

Non tutti gli interventi sul suolo richiedono un ribaltamento completo delle zolle. In certi casi – terreni soggetti a erosione, suoli con struttura già soddisfacente, rotazioni che non richiedono una lavorazione profonda – è preferibile una lavorazione di tipo chisel. Questi aratri, invece dei vomeri a versoio, montano denti rigidi o semiflessibili che penetrano nel terreno spezzandolo e smuovendolo senza rivoltarlo. Il risultato è una lavorazione più profonda rispetto all’erpicatura, ma meno invasiva dell’aratura tradizionale, con un risparmio apprezzabile di carburante e una minore alterazione della struttura biologica del suolo.

Gli scarificatori rientrano in una categoria simile e vengono spesso impiegati come lavorazione preliminare prima dell’aratura vera e propria, soprattutto in terreni con uno strato compatto – la cosiddetta suola d’aratura – formatosi a seguito di anni di lavorazioni alla stessa profondità.

Parametri tecnici da valutare prima dell’acquisto

Acquistare un aratro senza verificare la compatibilità con il proprio trattore e con le caratteristiche del terreno è uno degli errori più costosi che si possano commettere in campo agricolo. I parametri tecnici da valutare sono diversi e interagiscono tra loro in modo significativo.

Numero di vomeri e potenza del trattore

La regola fondamentale è che ogni vomere richiede una certa quantità di potenza per lavorare in modo efficace. Come riferimento pratico, un singolo vomere in condizioni di terreno medio-compatto richiede circa 15-20 CV di potenza disponibile alla ruota. Questo significa che un trattore da 25-30 CV può gestire agevolmente un monovomere, un trattore da 40-50 CV è adatto a un bivomere senza sovraccarichi, e un trivomere richiede almeno 55-65 CV per lavorare in profondità senza perdere uniformità nel solco.

Lavorare con un aratro sovradimensionato rispetto alla potenza disponibile non solo riduce la qualità dell’aratura – il trattore non riesce a mantenere la profondità di lavoro costante – ma espone il motore e la trasmissione a stress eccessivi, riducendone progressivamente la vita utile. Il sottodimensionamento, al contrario, porta semplicemente a tempi di lavoro più lunghi e a un consumo di carburante sproporzionato rispetto al risultato.

Sistema di attacco e regolazione

Tutti gli aratri posteriori per trattore si collegano alla macchina tramite il sistema standardizzato di attacco a tre punti, disponibile in categoria 1 o categoria 2 a seconda della taglia del trattore. È fondamentale verificare che l’attacco dell’aratro corrisponda alla categoria del proprio trattore prima di procedere all’acquisto – un’incompatibilità in questo punto rende l’attrezzo inutilizzabile senza adattatori specifici.

La regolazione dello spostamento laterale dell’aratro – ovvero il posizionamento del primo vomere rispetto alla ruota destra del trattore – è altrettanto importante per ottenere un solco corretto e un avanzamento rettilineo. Gli aratri più semplici prevedono una regolazione manuale tramite perni, mentre i modelli più evoluti offrono uno spostamento a vite o idraulico, molto più comodo e preciso, specialmente quando si lavora su terreni con caratteristiche variabili.

Qualità dei vomeri e del versoio

I vomeri e i versoi sono le parti soggette alla massima usura e alla massima sollecitazione meccanica. I materiali impiegati fanno una differenza concreta sulla durata dello strumento: i vomeri in acciaio al boro trattato termicamente offrono una buona resistenza a costi contenuti, mentre le soluzioni in acciaio ad alto tenore di carbonio o con rivestimenti speciali garantiscono una durata notevolmente superiore, giustificando il costo più elevato soprattutto su terreni sassosi o particolarmente abrasivi.

Verificare la disponibilità dei ricambi per il modello scelto è una precauzione che molti trascurano e che invece può fare la differenza tra un attrezzo duraturo e uno che diventa obsoleto prematuramente per irreperibilità dei componenti consumabili.

Come scegliere l’aratro giusto per il tuo terreno

La scelta non dipende solo dalla potenza del trattore, ma dalla combinazione di fattori che caratterizzano il contesto specifico di utilizzo. Per i terreni leggeri e sabbiosi – che oppongono resistenza limitata al taglio – un aratro con versoio cilindrico o elicoidale offre risultati ottimali, favorendo un ribaltamento ampio e completo della zolla. Per i terreni argillosi e compatti è invece preferibile un versoio di tipo semielicoidale o cilindrico corto, che evita la formazione di zolle pesanti difficili da sminuzzare nelle lavorazioni secondarie.

La presenza di sassi e detriti nel suolo è un parametro da non sottovalutare. Su terreni pietrosi, un aratro con protezione dei vomeri a molla – che permette al corpo di cedere e tornare in posizione quando urta un ostacolo – è preferibile a un sistema rigido, il quale subisce danni strutturali significativi a ogni impatto. I sistemi a molla o a bullone di sicurezza sono garanzia di operatività continuata anche in condizioni difficili.

La dimensione dell’appezzamento determina la convenienza economica di certi sistemi di regolazione. Su superfici inferiori al mezzo ettaro, un aratro con regolazione manuale è del tutto sufficiente e più economico da acquistare e mantenere. Superato l’ettaro, la comodità di uno spostamento a vite o idraulico ripaga in termini di tempo e fatica risparmiati durante le manovre di capezzagna, che su superfici grandi si moltiplicano rapidamente.

Come arare correttamente il terreno

Una buona attrezzatura, usata male, non produce risultati soddisfacenti. Conoscere le tecniche di aratura corretta è fondamentale per valorizzare al massimo lo strumento a disposizione e per ottenere un suolo davvero pronto per le lavorazioni successive.

Preparazione e impostazione

Prima di iniziare, è necessario verificare che il terreno abbia il giusto grado di umidità. Arare un terreno troppo secco richiede uno sforzo eccessivo e produce zolle dure difficili da frantumare; arare un terreno troppo umido – soprattutto se argilloso – compatta le pareti del solco e impermeabilizza il fondo, creando quello strato compatto e impermeabile noto come suola d’aratura. La condizione ideale è quella di un terreno leggermente umido in profondità ma non saturo in superficie.

La profondità di lavoro deve essere impostata con precisione prima di iniziare le andature. Per la maggior parte delle coltivazioni annuali, una profondità compresa tra 20 e 30 centimetri è quella di riferimento. Variare sistematicamente la profondità di 3-5 centimetri ogni 2-3 anni aiuta a prevenire la formazione della suola d’aratura, spostando il piano di lavoro e impedendo la compattazione di un singolo strato.

Tecniche di andatura

Esistono diverse tecniche di andatura che determinano il disegno dei solchi sul terreno. La tecnica a peloso prevede di iniziare dall’esterno del campo verso il centro, creando un rilievo longitudinale centrale; la tecnica a spiano segue il percorso inverso, producendo invece un solco centrale. La scelta dipende dalla morfologia del terreno e dagli obiettivi di gestione dell’acqua piovana in quel particolare appezzamento.

Per garantire solchi dritti e paralleli è consigliabile tracciare un riferimento visivo – tipicamente un paletto o un punto fisso all’estremità opposta del campo – e mantenere lo sguardo su di esso durante l’avanzamento, correggendo le deviazioni con anticipazione e non a impatto avvenuto. La velocità di avanzamento va mantenuta costante: rallentamenti o accelerazioni improvvisi si traducono in irregolarità di profondità del solco, con conseguente copertura non uniforme dei residui interrati.

Gestione delle testate

Le testate – le strisce di terreno alle estremità del campo dove si effettuano le manovre di capezzagna – richiedono un’attenzione specifica. Vengono generalmente arate per ultime, con passate trasversali rispetto al senso principale dell’aratura. È importante non lasciare terra sollevata e poi non ricompattata in queste zone, in quanto le testate sono già di per sé più soggette a compattazione per via del traffico concentrato dei macchinari durante le manovre. Un’aratura di finitura accurata sulle testate evita dislivelli che possono creare ristagni d’acqua o difficoltà nelle lavorazioni successive.

Lavorazioni complementari all’aratura

L’aratura è quasi sempre il primo passo di una sequenza di lavorazioni, non l’unico intervento necessario per portare il terreno alla condizione ideale per la semina. Dopo l’aratura, la superficie si presenta con zolle ribaltate e spesso di grandi dimensioni; le lavorazioni secondarie hanno lo scopo di sminuzzarle, livellare il piano di lavoro e creare un letto di semina fine e uniforme.

Le principali operazioni complementari sono:

  • Erpicatura: l’erpice – a denti rigidi, a dischi o rotante – sminuzza le zolle e livella la superficie. È l’operazione più comune nelle settimane successive all’aratura.
  • Rullatura: il rullo comprime leggermente il suolo, favorisce il contatto tra i semi e la terra e riduce la perdita di umidità per evaporazione nelle prime settimane dopo la semina.
  • Fresatura: la fresa rotativa sminuzza e miscela il suolo in modo molto efficace, spesso sostituendo la sequenza aratura-erpicatura in un unico passaggio su piccole superfici, a scapito però di un maggiore consumo di carburante e di un impatto più invasivo sulla struttura biologica del suolo.

Prima dell’aratura, invece, possono essere utili la scarificatura per rompere strati compatti in profondità e la trinciatura dei residui colturali, che facilita l’interramento riducendo il volume della massa vegetale prima del passaggio dell’aratro. Queste lavorazioni preventive migliorano sensibilmente la qualità dell’aratura successiva, soprattutto in presenza di abbondante vegetazione residua.

Manutenzione dell’aratro

Un aratro ben mantenuto può durare decenni; uno trascurato si deteriora rapidamente e produce risultati scadenti già dopo poche stagioni di utilizzo intensivo. La manutenzione non richiede competenze particolari, ma va eseguita con regolarità e attenzione.

Pulizia e conservazione stagionale

Al termine di ogni sessione di lavoro è fondamentale pulire l’aratro dalla terra aderente, soprattutto nelle zone di scorrimento del versoio e attorno ai perni regolabili. La terra umida lasciata seccare sulle superfici metalliche accelera la formazione di ruggine e può incollare i perni, rendendoli difficili da regolare durante le operazioni successive. Un semplice risciacquo con acqua a pressione moderata, seguito da asciugatura e applicazione di un sottile strato di olio protettivo, è sufficiente per la manutenzione ordinaria.

Prima di rimessare l’aratro per il periodo invernale, è buona pratica applicare uno strato di grasso o olio protettivo su tutte le superfici metalliche esposte e ingrassare i punti di snodo e i perni con lubrificante specifico. Questa precauzione semplice evita interventi di ripristino costosi all’inizio della stagione successiva.

Controllo e sostituzione dei vomeri

I vomeri si consumano progressivamente e devono essere sostituiti quando il profilo di taglio è sufficientemente degradato da non garantire più una penetrazione efficace nel terreno. Un vomere usurato non solo aumenta la resistenza al tiro – con conseguente maggiore consumo di carburante – ma produce anche un’aratura irregolare, con solchi non uniformi e copertura incompleta dei residui. Il controllo visivo va effettuato a ogni stagione e, se il terreno è particolarmente abrasivo o sassoso, anche nel corso della stagione stessa.

Verificare periodicamente anche lo stato del coltro e del versoio, che pure si consumano anche se più lentamente rispetto al vomere. Deformazioni o abrasioni eccessive su questi componenti si ripercuotono direttamente sulla qualità del solco e sulla regolarità del ribaltamento.

Verifica dell’attacco a tre punti

I perni dell’attacco a tre punti e le connessioni tra i bracci e il telaio dell’aratro vanno verificati con regolarità. Giochi eccessivi nei punti di snodo si traducono in un comportamento instabile durante il lavoro, in una profondità irregolare e in un’usura accelerata dei componenti stessi. Il serraggio di dadi e bulloni critici va verificato almeno a inizio stagione e dopo le prime ore di lavoro.

Sicurezza nell’uso dell’aratro

Le operazioni di aratura comportano rischi specifici che devono essere gestiti con procedure corrette e attenzione costante, indipendentemente dall’esperienza dell’operatore.

Il rischio principale durante l’aratura è il ribaltamento del trattore, particolarmente in terreni in pendenza o in prossimità di scarpate e fossati. Operare con l’aratro abbassato lungo un pendio aumenta il momento ribaltante verso il basso; in queste situazioni è fondamentale ridurre la velocità e procedere con andature parallele alle curve di livello, evitando di arare trasversalmente alla pendenza. Verificare sempre che il trattore sia dotato di rollbar omologato o cabina di protezione prima di operare su terreni acclivi.

Il personale a piedi non deve mai avvicinarsi all’aratro in funzione. La zona posteriore del trattore è estremamente pericolosa durante il lavoro: la terra proiettata dai vomeri e i movimenti dell’aratro durante le regolazioni possono causare infortuni gravi. Prima di qualsiasi intervento di manutenzione o regolazione, il trattore deve essere spento e l’aratro abbassato a terra o sorretto in posizione sicura. Non eseguire mai regolazioni con l’aratro sollevato e la PTO in funzione.

I dispositivi di protezione individuale raccomandati durante l’aratura includono scarpe antinfortunistiche con puntale, indumenti aderenti privi di parti volanti che possano impigliarsi nei meccanismi e, in condizioni di polvere intensa o quando si lavora terreni trattati con prodotti chimici, una mascherina di protezione adeguata alla polverosità presente.

Errori comuni da evitare

Arare troppo profondo senza necessità è uno degli errori più frequenti, soprattutto tra chi ritiene che maggiore sia la profondità, migliore sia l’aratura. Scendere oltre i 35-40 centimetri porta in superficie strati di suolo non ancora umificati, diluendo la concentrazione di sostanza organica nei primi centimetri – proprio quelli che ospitano la maggior parte della vita microbica e che risultano più fertili. La profondità va adeguata alle specifiche esigenze colturali e alle caratteristiche del profilo pedologico.

Mantenere sempre la stessa profondità di aratura anno dopo anno genera la suola d’aratura – uno strato compattato e praticamente impermeabile esattamente al livello in cui i vomeri si fermano – che riduce progressivamente la capacità di drenaggio del suolo. Variare la profondità di 3-5 centimetri ogni 2-3 anni è una pratica semplice ed efficace per prevenire questo problema senza ricorrere a lavorazioni straordinarie con scarificatori.

Trascurare la calibrazione dell’attacco laterale genera solchi irregolari e una copertura imperfetta dei residui colturali. Un aratro spostato lateralmente rispetto all’asse del trattore tende a deviare il percorso e impone continui aggiustamenti allo sterzo, affaticando l’operatore e producendo un risultato qualitativamente inferiore a quello che lo strumento sarebbe in grado di offrire. La calibrazione va effettuata prima di ogni sessione e verificata dopo le prime passate.

Ignorare le condizioni di umidità del terreno è forse l’errore con le conseguenze più durature, perché il danno strutturale che ne risulta non si corregge facilmente e richiede anni di lavorazioni mirate per essere sanato. Infine, rimandare la sostituzione dei vomeri usurati è un risparmio apparente: vomeri consumati aumentano il consumo di carburante, riducono la qualità dell’aratura e possono trasmettere sollecitazioni eccessive agli altri componenti dell’aratro, accelerandone il degrado complessivo.

Scegliere l’aratro giusto per il proprio trattore e sapere come usarlo in modo corretto non è una questione di semplice preferenza: è una decisione agronomica che si riflette sulla qualità del suolo, sulla produttività delle colture e sull’efficienza economica dell’intera operazione stagionale. Un attrezzo ben dimensionato, calibrato con cura e mantenuto in buone condizioni diventa un investimento di lungo periodo, capace di restituire valore anno dopo anno. La conoscenza delle tecniche di aratura, la comprensione delle esigenze specifiche del proprio terreno e la scelta del modello più adatto al proprio contesto operativo sono i tre pilastri su cui costruire un approccio consapevole a questa lavorazione fondamentale per chiunque coltivi la terra con serietà.

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